
Jonathan Harker, un giovane avvocato inglese, si reca in Transilvania, nei Carpazi orientali, per finalizzare l'acquisto di una proprietà a Londra per conto di un facoltoso e misterioso nobile.
Il suo viaggio lo porta verso regioni sconosciute che descrive nelle sue pagine di diario con grande curiosità, appuntando note sui cibi e sulle usanze. La passione genuina con cui il giovane si nutre delle sue nuove esperienze si scontra con le tracce di inquietudine che fin dall'inizio lo accompagnano nel suo viaggio.
La sensazione di disagio crescente è la prima emozione che anticiperà i successivi stati psicologici dell'avvocato. Il disagio diverrà incredulità e quest'ultima puro terrore.
Il male si diffonde nelle pagine del libro attraverso dettagli inquietanti che si accumulano senza posa, fintanto che diviene impossibile ignorarne la veridicità. Al culmine dell'assurdo, Jonathan Harker si rende conto di essere prigioniero di qualcosa di oscuro e sovrannaturale, il Conte Dracula.

Nessuna strada porta a Norferville, città mineraria nell'estremo nord del Quebec. Solo neve, alberi e enormi miniere di ferro tra i laghi ghiacciati.
Nessuna strada porta via da Norferville, solo un treno che impiega mezza giornata per raggiungere la società.
Non mancano segregazione, miseria e violenza a Norferville. Non mancano le baraccopoli dei nativi, gli innu, accalcati gli uni sugli altri per permettere ai cittadini di prima classe di vivere nell'agio.
Non manca la droga per dare uno svago alle povere anime che animano le foreste silenti. Speed, come se la velocità riuscisse a far correre più lontano la mente da quell'inferno bianco.
Una giovane ragazza viene ritrovata morta, uccisa e macellata come un animale da preda su un vecchio sentiero per pescatori.
Ad indagare sul suo assassinio un vecchio detective privato con una benda da pirata sull'occhio orbo e una giovane poliziotta che aveva creduto di essersi lasciata alle spalle i ricordi terribili della sua vita a Norferville, città di ferro e ghiaccio.

Se pensiamo al Brasile le prime immagini che ci vengono in mente sono i colori sgargianti del carnevale di Rio, la passione dirompente per il calcio e l'enorme polmone verde che è la Foresta amazzonica.
Bene, lasciate quell'immaginario da parte, perché il Brasile che ci propone questa antologia mostra il lato più oscuro di questa enorme Nazione, quello in cui la foresta è la casa di maledizioni e uomini aberranti, in cui gli indios e i coloni si mischiano agli ex schiavi di colore per dare vita a una stirpe di uomini unici, accumunati solo dalla diffidenza che scatenato in tutti gli altri.
Un Brasile in cui un'operazione agli occhi svela gli orrori che si nascondono sotto la pelle, in cui un solo capello può riportare dalla morte l'anima di una fanciulla. Un Brasile in cui un marito tradito può vendicarsi facendo nutrire la propria sposa del suo amante giorno dopo giorno per anni.
Se non avete paura di unirvi alla danza delle ossa che abita questa immensa mangrovia, allora seguite il machete che si fa strada in questo muro vivente.

Fare trekking tra i boschi è una delle mie attività preferite: abbandonare il traffico di parole e scadenze che ci impone la società per immergersi nella natura è una delle sensazioni più rigeneranti che si possano provare.
Eppure a volte, quando le mie passeggiate solitarie si attardano fino a sera e le lunghe ombre degli alberi mi lambiscono mentre cerco la via di casa nei sentieri nascosti dalle foglie cadute, una strana sensazione mi sale lungo la schiena e mi fa bruciare il cuoio capelluto. Sarà solo una suggestione?
Siamo certi che il lugubre canto dell'assiolo che sta riempiendo il bosco in questo momento sia solo una macabra coincidenza?
Proprio di queste suggestioni parlano le storie racchiuse in questo libro, storie di boschi, uomini e degli orrori che a volte li legano come tralci di edera velenosa.

Il folklore (o folclore), diventato via via sempre più interessante e appassionante per la popolazione mondiale via via che la tecnologia e la globalizzazione hanno eroso le distanze tra i popoli, è l'insieme dei miti, le leggende e i modi di dire che ogni popolo si tramanda per via orale di generazione in generazione.
Nato dal lavoro dei fratelli Grimm dal basso e dalle teorie di Johann Gottfried Herder dall'alto, il campo di studio del folklore ha come origine e polo di maggiore interesse la cultura mitteleuropea (germanica e inglese in primis), ma con il trascorrere degli anni anche altre culture sono state travolte dalla necessità di porgere l'orecchio alle così dette storie delle balie.
In Italia però, come testimoniano molte ambientazioni di romanzi fantasy e fantastici, come substrato folcloristico impera ancora il modello di stampo nordeuropeo, con il suo mondo invisibile popolato di elfi, orchi e gnomi.
Per dare un energico colpo di timone a questa tendenza è stato curato questa antologia: per mostrare quanto il folclore endemico della penisola sia ricco e tutto da scoprire per scrittori e lettori.
E soprattutto per tramandare storie e leggende che cadranno nell'oblio se non saremo in grado di afferrarle, modificarle e fissarle su carta e nei cuori delle generazioni che verranno.

Cosa possiamo aspettarci da un romanzo che si apre sul carnaio della più grande battaglia che il mondo abbia mai visto fino a quel momento?
Sangue e ferro, esatto.
Mischiando con maestria alcuni elementi della saga dello Strigo di Andrzej Sapkowski (The Witcher), altri dai romanzi di Joe Abercrombie (La trilogia della Prima legge) e aggiungendo un mondo che strizza l'occhio in più di un'occasione ai lavori videoludici di Hidetaka Miyazaki (Dark soul, Bloodborne e Elden ring), Jack Roland ha forgiato un romanzo grimdark autoconclusivo che sono certo non deluderà gli amanti del genere.
Tra epidemie che zombificano le persone, divinità che spadroneggiano sull'esistenza degli esseri umani e bestie affamate di sangue questa storia riesce comunque a trovare lo spazio per mettere in mostra anche aspetti più dolci e felici della vita come l'amore.
Ma non fatevi trarre in inganno da questo: in questo mondo, che non a caso si apre con la citazione più famosa di H.P. Lovecraft, cioè Non è morto ciò che può attendere in eterno, e col volgere di strani eoni anche la morte può morire, qui tutto tende a sgretolarsi come le piramidi rose dal tempo, anche la speranza.
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