
Arthur Machen (1863-1947), scrittore visionario e gallese e viceversa, torna in italiano grazie all’elegante edizione in formato deluxe della Providence Press con copertina di tela verde per essere fedeli al titolo (il romanzo è Il cerchio verde, in originale The Green Round, del 1933 quando l’autore aveva 70 anni) e con segnalibro a striscia in tessuto sempre verde per dare quel tocco ottocentesco che non guasta per un autore così datato ma così fondamentale per l’orrore in letteratura. Alla copertina lo slovacco Jozef Boža realizza un’immagine che richiama subito alla mente le orribili trasformazioni dei personaggi di molte trame di Arthur Machen, prima fra tutte quella famigerata Storia della polvere bianca in cui il protagonista letteralmente si scioglie.
Il titolo dell’opera, dicevamo, è Il cerchio verde, ultimo vero romanzo mai tradotto prima in Italia del Machen, tra gli scrittori da cui Lovecraft stesso ha più attinto per il ciclo di Cthulhu e non solo.
Il volume in questa edizione deluxe contiene ulteriori tre racconti brevi dello stesso autore anch’essi tutti inediti in Italia. La serie deluxe è limitata e numerata in 59 copie che non verranno mai più ristampate.
Le traduzioni di Fiorella Polidoro, Elena Cervi e Gianfranco Calvitti contengono un numero di errori irrilevante e comprensibile e le note a piè di pagina sono invece davvero meritevoli di attenzione, facendo spesso approfondire la conoscenza di personaggi e fatti storici citati o degli usi di un tempo che non c’è più in una terra per noi lontana ancora adesso, soprattutto dopo la Brexit.

La fantascienza in letteratura pare abbia avuto la sua età dell’oro tra gli anni 30 e 50 e per la precisione negli Stati Uniti: altri pianeti, viaggi nel tempo, navicelle, omini verdi, invasioni, guerre e donne fatali. Mattatoio numero 5 è tutto questo e nello stesso tempo non lo è.
Kurt Vonnegut, l’autore americano di origine tedesca, è uno dei massimi esponenti del genere ma per uno strano gioco del destino - aveva origini tedesche (il nonno emigrò negli States nel 1848) - si ritrovò a Dresda quando venne bombardata dagli americani durante la Seconda guerra mondiale, indossando la divisa statunitense tra l’altro.
Senza quel fatto, probabilmente non avremmo avuto questo romanzo, uno dei suoi più noti.
Tornando al libro infatti, esso appare più come la rielaborazione del lutto o meglio la rielaborazione del trauma subito dall’autore stesso mentre le bombe cadevano uccidendo circa 135000 persone sopra la sua testa (così scrive Vonnegut nel romanzo basandosi sulle stime di David Irving, scrittore revisionista storico: i calcoli attuali parlano di 35000 morti civili tedeschi, ma cosa cambia!?!? I defunti sono sempre defunti!!!!).

Wes Craven, George Romero, Tobe Hooper, Ken Russell sono solo alcuni dei tanti registi e attori Horror scomparsi in tempi recenti.
Decessi che hanno lasciato orfani moltissimi appassionati, un lutto portato da milioni di persone in tutto il mondo.
Però con tutto il rispetto che si può avere per questi grandi nomi, se non fosse soprattutto per quel che hanno lasciato dietro di sé, per i film che hanno girato su questa terra, nessuno di noi se li ricorderebbe.
Noi non piangiamo veramente la persona - per esempio un Wes Craven nato a Cleveland, Ohio, lo 02/08/39 - quanto piuttosto un personaggio fittizio come Frederick Charles Krueger in arte Freddy, lo psicopatico sfigurato dalle dita affilate che il buon Craven aveva portato sullo schermo nell’84 e che ci ha divertito e spaventato coi suoi efferati omicidi e le battute ad effetto per 7 capitoli e 44 episodi da serie tv.
Quindi, per capirci, di tutti questi ultimi anni di sparizioni il più funesto è stato proprio l’ultimo appena concluso.
E adesso vi dico perchè!

Wendigo.
Una parola, due tipi di lettori.
Bisogna prima di tutto dire che questo romanzo breve dello scrittore inglese Algernon Blackwood (1869-1951) narra in maniera semplice una leggenda del Nord America che appassionerà soprattutto chi ha già affinità coi viaggi e con il trekking (lunghe camminate in zone boschive, sentieri più o meno impervi). Chi ama queste attività ci si potrà rispecchiare appieno, anche se il gusto sarà un po’ retrò.
Per tutti gli altri potrebbe invece risultare banale, anche un po’ noioso, nonostante lo stile di scrittura sia ben sostenuto e per niente pomposo come molti contemporanei di Blackwood (vedi Lovecraft, che ammirava Algernon anche se non ricambiato e lo ha citato nel suo saggio sull’orrore soprannaturale in letteratura).

L’uomo che amava gli alberi oppure L’uomo amato dagli alberi (il titolo originale non è poi così importante visto che l’amore dimostrato è reciproco e comunque in Italia uscì col più semplice Alberi) è un romanzo breve di Algernon Blackwood del 1912.
Faccio una premessa che tornerà importante in seguito: questo romanzo dovrebbe essere letto da chiunque sia estimatore di Evil Dead - in italiano e d’ora in poi: La Casa - saga horror ideata da Sam Raimi in cui il Male evocato da un libro giunge proprio dai boschi intorno ad un cottage. Anche se non ci sono prove che il libro e i film siano collegati, le analogie sono infinite, praticamente sembra la stessa storia ma dai ritmi più lenti.
Faccio una premessa che torna importante subito: questo tipo di letteratura fa riflettere su come siamo parte di qualcosa di immenso, collegati gli uni agli altri, così come gli alberi sono uniti in una foresta, una gigantesca marea che sale e scende con lo spirare del vento. Le pagine che descrivono il suo respiro calano il lettore in una nuova consapevolezza da cui si può estrapolare un rispetto che ancora adesso in questi tempi moderni ed “evoluti” non si è completamente sviluppato nell’umanità.

Quando Thomas De Quincey scrisse Suspiria De Profundis nel 1845 di certo non poteva sapere che sette pagine di questo suo libello avrebbero dato vita a ben tre film del noto regista horror romano Dario Argento.
Suspiria De Profundis è infatti meglio conosciuto (almeno in Italia) con il “diminutivo” di Suspiria proprio per via dell’omonimo film del 1977 di Argento.
Ma all’inizio di tutto ciò ci fu appunto il breve libro di De Quincey - 39 pagine in tutto - che Dario Argento ha sempre spiegato di aver usato per lo spunto iniziale della saga sulle Tre Madri. E che Thomas De Quincey scrisse proprio grazie ad una visita in Italia, a Milano, ispirato dalle storie fosche che aleggiavano intorno alla casa dei conti Imbonati dove fu ospite. Purtroppo la casa in questione non esiste più, ma è stata adeguatamente sostituita da un ben più sinistro edificio: una banca.
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