L'antologia, curata dal gruppo La bottega dei traduttori, contiene al suo interno tredici racconti e un breve estratto di romanzo, tradotti per lo più dall'inglese ma non mancano anche casi di racconti adattati dal francese addirittura dal russo.
A introdurci alle storie ci pensa l'agile e accattivante prefazione di Annarita Tranfici e Rosangela Amato. In poche pagine le curatrici del progetto ci spianano la strada alla lettura, ricordandoci che l'orrore e la natura vantano un sodalizio duraturo e consolidato che parte dai tempi della selva oscura dantesca e che ha trovato dei promulgatori fino alle penne di autori come Algernon Blackwood e Abraham Merritt.
Gli autori selezionati dai traduttori, appartengono tutti al periodo che va dall'età vittoriana ai primi del novecento, conservando nella loro scrittura quella costruzione delle frasi lunga e malinconica propria dei romanzi e dei racconti gotici come il Dracula di Bram Stoker o il Frankenstein di Mary Shelley.
Gli scrittori più noti presenti nella raccolta sono H.G. Wells, i già citati Blackwood e Merritt, H. P. Lovecraft (che firma un racconto in collaborazione con Duan W. Rimel), M. R. James e A. Bierce.
Le storie, seppure accumunata dal tema, sviscerano il rapporto morboso e tormentato dell'uomo con la natura con una varietà di prospettive davvero notevole: dalla maledizione rigorosamente scientifica mostrata nel racconto Il tesoro nella foresta di Wells alle suggestioni onirico mistiche contenute nel Il bosco dei morti di Blackwood, passando per gli orrori cosmici dell'Albero sulla collina del duo Rimel-Lovecraft per arrivare ai toni favolistici de La foresta incantata di G.Cerfberr, dove in un Giappone da fiaba ci viene raccontata la storia di un avaro padre e delle sue sventurate figlie.
Tra tutti il racconto che mi ha emozionato di più è stato Chickamauga di Ambrose Bierce, l'epopea mitica di un bambino che fugge dalla realtà nella fantasia per scoprire che, per quanto i nostri demoni immaginari possano fare paura, alla fine il mostro peggiore è e rimane per sempre l'uomo (detto così sembra una trama di una banalità infinita, invece fidatevi, rimarrete con gli occhi incollati alle pagine dall'inizio alla fine).
L'unico avvertimento che mi sento di dare ai lettori interessati alla lettura dell'antologia riguarda lo stile compositivo dei racconti, che appartiene a un'epoca passata da più di cento anni e quindi in molti passaggi ci si imbatterà in capoversi molto lunghi, con una perifrasi complessa e appesantita da un fiume di aggettivi e di avverbi.
Ai tempi si faceva così, non possiamo fargliene una colpa. Però è importante che si riesca a contestualizzare bene lo stile degli autori nella cornice storico culturale giusta e non lasciarsi guidare dallo sconforto di trovarsi di fronte a una pagina scritta fitta fitta senza mai andare a capo (succederà, e più di una volta).
A parte questa doverosa precisazione però i racconti sono quasi tutti molto interessanti e sono vari sia per stile che per pensiero.
Inoltre il libro meriterebbe di essere acquistato anche solo per il meraviglioso impianto grafico che contraddistingue Abeditore come una delle poche realtà italiane in grado di creare libri al contempo ottimi da leggere, splenditi da sfogliare e sfoggiare di fronte agli amici o, perché no, per fare colpo su una ragazza (o ragazzo!) affascinata dal mondo gotico.
- VOTO: 7

