
Gli yelworC nella Dark Electro hanno definito, fissato i confini, insegnato a chi viene dopo come si scava davvero nel lato più cupo della macchina elettronica. Gli yelworC anche se sconosciuti ai meno esperti del dark underground non sono una semplice band, ma un vero e proprio manuale sonoro studiato a memoria da generazioni di artisti che, spesso senza saperlo, ne ripetono ancora oggi la grammatica: sequencer gelidi, percussioni metalliche, voci corrose fino all'osso, un'ossessione rituale per l'occulto e l'horror. Prima ancora di avere un catalogo reperibile, yelworC aveva già lo status di scuola: si studiava per sottrazione, ascoltando chi ne aveva assorbito la lezione, molto prima che i dischi originali tornassero davvero accessibili.

Gli Alien Sex Fiend nella storia della musica dark britannica non si sono limitati a suonare, ma hanno inventato un intero immaginario da zero, senza chiedere il permesso a nessuno, nemmeno alle etichette che li pubblicavano. Gli Alien Sex Fiend non hanno costruito una cattedrale gotica, hanno montato un tendone da circo su un cimitero abbandonato. Ogni disco è un numero diverso dello stesso spettacolo itinerante, ogni copertina un manifesto affisso fuori dal baraccone, ogni concerto una rappresentazione che promette meraviglie e orrori nella stessa serata, senza mai specificare dove finisca l'uno e cominci l'altro.

I Front 242 non sono semplici musicisti, ma veri e propri costruttori di un metodo, disegnatori di una struttura sonora tanto rigorosa da diventare, nel giro di pochi anni, un genere a sé stante con un nome proprio. Li si è chiamati padri dell'Electronic Body Music, ed è giusto: sono loro ad aver generato il vocabolario, l'estetica, l'intera genealogia sonora da cui discende tutto ciò che oggi chiamiamo EBM. Ma la definizione di padri, da sola, rischia di suggerire un'origine quasi istintiva, organica. I Front 242 sono stati anche, e forse soprattutto, architetti: hanno disegnato quel genere con la stessa freddezza metodica con cui si disegna un edificio, calcolando ogni campata ritmica, ogni carico vocale, ogni facciata grafica prima ancora di gettare le fondamenta in studio. Non è un caso che il loro stesso nome suoni come una sigla militare, un codice operativo più che un'insegna rock: fin dall'inizio i Front 242 pensano per progetti, non per canzoni. Sul significato di quel "242" si sono rincorse per anni leggende diverse: chi lo lega a un'esclamazione dialettale di Bressanutti, chi alla risoluzione 242 dell'ONU sul conflitto arabo-israeliano, chi più cupamente al numero di cittadini belgi condannati a morte per collaborazionismo dopo la Seconda Guerra Mondiale.

PRELUDIO: UN SUONO E UN CORPO IN DECOMPOSIZIONE
Gli Skinny Puppy non erano semplici interpreti del genere, ma i suoi maestri più radicali, capaci di fondere una scrittura sonora chirurgica con una dimensione performativa che ha ridefinito, una volta per tutte, cosa potesse significare un concerto industrial. Nati a Vancouver all'alba degli anni Ottanta da un'intuizione condivisa fra Kevin Crompton e presto ribattezzato cEvin Key e Kevin Ogilvie, che avrebbe assunto il nome di battaglia Nivek Ogre (il proprio nome letto al contrario), il progetto si presenta fin da subito come qualcosa di irriducibile alle categorie allora disponibili. Non è Punk, non è New Wave, non è la disco mutante e algida della coeva scena europea. È un organismo doppio, fatto di macchine e di carne: da un lato ritmiche elettroniche calcolate al millimetro, dall'altro un corpo scenico, quello di Ogre, messo costantemente in scena come materia da torturare, bendare, sezionare.

Capelli corvini cotonati fino a sfidare la gravità, sopracciglia arcuate come lame, labbra di un rosso quasi liturgico, abiti che sembrano rubati a un ritratto rinascimentale riportato in vita da una seduta spiritica. Quell'immagine ha un nome e un basso a tracolla: Patricia Morrison. Ed è proprio quel basso, spesso relegato sullo sfondo dal peso schiacciante della sua iconografia, il punto da cui vale la pena ripartire per raccontarla davvero. Perché prima di essere il volto più fotografato del Gothic Rock, Patricia Morrison è stata anche se con poche, ma significative eccezioni che la sua stessa storia si incarica di raccontare quella di una vera bassista, cresciuta di pane e musica, capace di dare struttura a suoni radicalmente diversi tra loro senza mai perdere la propria firma strumentale.

The Damned sono forse più di ogni altro gruppo britannico quelli che hanno incarnato questo ruolo di traghettatori: quelli che nel 1976 salpano dal molo scalcinato e velocissimo del punk delle origini, e che nel giro di pochi anni approdano, quasi senza accorgersene, sulle rive nebbiose e cimiteriali di quello che il mondo avrebbe poi chiamato gothic rock. Ma un traghettatore, per definizione, non abbandona mai del tutto la riva di partenza: continua ad andare avanti e indietro, portando merci, storie, contaminazioni. Ed è esattamente quello che i Damned hanno fatto per quasi cinquant'anni.
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