
Ci sono band che fanno musica, e ci sono entità che riscrivono le regole di cosa la musica possa essere. I Throbbing Gristle appartengono inequivocabilmente alla seconda categoria, e per raccontarli davvero bisogna partire da un presupposto scomodo: quando nel 1975 quattro persone a Hull decidono di darsi un nome che è insieme una minaccia e una battuta oscena in slang yorkshire, non stanno formando un gruppo rock. Stanno chiudendo un capitolo che è quello dell'arte performativa più estrema che il Regno Unito avesse mai tollerato per aprirne uno nuovo, e quel capitolo nuovo si chiamerà, semplicemente, industrial: un genere che, come racconteremo, loro stessi hanno battezzato e fondato da zero, prima ancora che esistesse un pubblico pronto ad accoglierlo.

C'è un momento preciso in cui il post-punk smette di essere una semplice accelerazione nervosa del punk e diventa qualcos'altro: un territorio interiore, freddo, abitato da ombre lunghe e da un silenzio che pesa più delle chitarre. Quel momento ha un nome, o meglio quattro nomi e una città industriale in disfacimento: Manchester, la sua edilizia in cemento grigio, le sue fabbriche dismesse, i suoi cieli color piombo. È lì che nasce, si consuma e si spegne in appena quattro anni la storia dei Joy Division, un gruppo che non si limitò a interpretare un genere già esistente ma che, insieme a pochissimi altri, lo inventò da zero, tracciando una mappa sonora che nessuno aveva ancora disegnato e che tutti, dopo di loro, avrebbero seguito. Non furono gli unici pionieri del post-punk britannico, ma furono probabilmente quelli che ne spinsero più a fondo le possibilità espressive, trasformando un'estetica ancora acerba in un linguaggio compiuto, capace di generare da solo intere generazioni di musica a venire.

Una città grigia, industriale, percorsa da una pioggia che pare non concedere tregua. Non è Londra, non ha il fascino patinato della capitale, e proprio in questa marginalità geografica e culturale trova terreno fertile qualcosa che cambierà per sempre l'estetica sonora e visiva di intere generazioni di anime notturne. Non è un'esagerazione parlare di leggenda quando si affronta la storia di The Sisters of Mercy. Pochissime band nella storia della musica hanno costruito un mito tanto solido partendo da un rifiuto tanto ostinato: quello della stessa etichetta che le viene universalmente attribuita. Eppure, senza Sisters of Mercy, il gothic rock come lo conosciamo oggi come l'estetica, il suono, persino il guardaroba, semplicemente non esisterebbe nella forma in cui lo riconosciamo. E la loro discografia, per quanto numericamente esigua se paragonata a quella di band coetanee, resta tra le più dense e influenti mai prodotte nell'ambito della musica underground.
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