Ossa danzanti, fantasmi e altri incubi tropicali

Ossa danzanti fantasmi e altri incubi tropicali

  • Titolo: Ossa danzanti, fantasmi e altri incubi tropicali
  • Autori: Vari
  • Casa editrice: Abeditore
  • Anno: 2019

Se pensiamo al Brasile le prime immagini che ci vengono in mente sono i colori sgargianti del carnevale di Rio, la passione dirompente per il calcio e l'enorme polmone verde che è la Foresta amazzonica.

Bene, lasciate quell'immaginario da parte, perché il Brasile che ci propone questa antologia mostra il lato più oscuro di questa enorme Nazione, quello in cui la foresta è la casa di maledizioni e uomini aberranti, in cui gli indios e i coloni si mischiano agli ex schiavi di colore per dare vita a una stirpe di uomini unici, accumunati solo dalla diffidenza che scatenato in tutti gli altri.

Un Brasile in cui un'operazione agli occhi svela gli orrori che si nascondono sotto la pelle, in cui un solo capello può riportare dalla morte l'anima di una fanciulla. Un Brasile in cui un marito tradito può vendicarsi facendo nutrire la propria sposa del suo amante giorno dopo giorno per anni.

Se non avete paura di unirvi alla danza delle ossa che abita questa immensa mangrovia, allora seguite il machete che si fa strada in questo muro vivente.

L'antologia contiene otto racconti di quattro grande penne brasiliane vissute a cavallo tra la metà dell'ottocento e i primi del novecento: Bernando Guimaraes, Joaquim Maria Machado De Assis, José Bento Renato Monteiro Lobato e Humberto De Campos.

Nonostante il distacco temporale che ci separa da questi scrittori la loro scrittura non è, come spesso accade nei coevi colleghi europei, ingessata e rigida, ma in qualche modo richiama molto di più lo stile di scrittori nordamericani quali Jack London e Herman Melville: però anche da loro prendono le distanze, perché invece che indagare il tema del richiamo del selvaggio e la fuga dalla società sembra che per questi autori latinoamericani il tema più insistente sia la distinzione tra realtà e fantasia, fatto concreto e superstizione.

Tutti i racconti presentati, sia che siano ambientati in città (come Gli occhi che mangiavano la carne di B. Guimaraes e La pantofola turca di H. De Campos), o che siano calati nella foresta più selvaggia come nel caso di Boccastorta di Monteiro Lobato e La danza delle ossa, sempre di  di B. Guimaraes, insistono sulla dualità realtà\finzione, che si tratti di un sogno molto vivido, di una morte improvvisa e misteriosa a seguito di una visione mostruosa o altro, la domanda che ognuna di queste storie ci lancia quando le ultimiamo è sempre la stessa: questa vicenda ha una spiegazione razionale o è solo una storia di fantasia? In un mondo così lontano e alieno come il continente sudamericano la realtà funziona come da noi o lì, come nell'antica Inghilterra, gli spiriti e il popolo sottile conoscono uno strappo nella realtà da cui poter fare capolino? 

In queste storie in cui l'esotismo si mischia alla Belle epoque la realtà e la fantasia danzano un tango in cui è quasi impossibile distinguere l'una dall'altra: le superstizioni e le scienze si uniscono in un mondo che sembra volersi difendere dagli uomini e dalla loro traccia, accettando solo i membri della nostra specie più selvaggi e animaleschi (come nel caso dell'orripilante Boccastorta).

Gli autori di questa raccolta, sapientemente scelti e tradotti da Rosangela Amato, Francesca Felici e Tiziana Tonon riescono nel difficile compito di tratteggiare una nazione giovanissima nata da tante strade che si sovrappongono l'una sull'altra fino a nascondersi a vicenda: le credenze ataviche degli indigeni si uniscono alle dottrine degli evangelisti cattolici portoghesi, ma anche uno strisciante virgulto di folclore africano fa capolino dalle voci degli schiavi, creando un coro policromatico ma allo stesso tempo compatto, come il popolo che esce fuori da questo calderone culturale.

I personaggi che popolano questa terra sono i più disparati: da nobili proprietari terrieri passiamo a uomini che lavorano nei porti, dai contadini ai mercanti per passare addirittura agli uomini di lettere come i poeti. 

Questa estrema differenziazione, che riflette la straordinaria flora e fauna amazzonica, esprime nel modo più forte le mille facce di un Paese che, anche se oggi è lontano da noi solo un viaggio in aereo, è rimasto uno degli ultimi luoghi al mondo dove è possibile sognare che il sovrannaturale esista e, nel bene e nel male, condivida con noi questo pianeta altrimenti governato solo da logica e numeri. E se la scelta dovesse ridursi a una realtà in cui le ossa sparpagliate di un morto possono tornare in vita al chiaro di luna e uno in cui l'unico rischio di attraversare un bosco sarebbe quello di incontrare un'anaconda o un giaguaro, io offrirò sempre il braccio alla tibia che mi viene incontro ondeggiando.

Come sempre la cura con cui Abeditore arricchisce le proprie pubblicazioni con grafiche e disegni mozzafiato è altissima, per cui il libro meriterebbe di essere acquistato e sfoggiato anche solo come oggetto di arredamento.

Suggerisco la lettura di questo libricino a tutti gli amanti del fantastico nero che hanno voglia di scoprire un gusto nuovo per l'orrore, un gusto allo stesso tempo esotico e ancestrale, perché per quanto lontano e alieno l'orrore e il meraviglioso parlano sempre al lato più primordiale dell'animo umano.

 

  • VOTO: 8

 

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