Siska Kubur

siska kubur

  • Titolo: Siska Kubur
  • Titolo internazionale: Grave Torture
  • Regia: Joko Anwar
  • Paese e anno di produzione: Indonesia, 2024
  • Durata: 117 minuti

Joko Anwar è la punta di diamante della nuova ondata horror del cinema indonesiano, il regista ha già diretto i due Satan's Slave e il ancor più intrigante Impetigore.
Siksa Kubur, Grave Torture come titolo internazionale, è l'ultimo film del regista che tratta tematiche religiose, il fondamentalismo e le paure, il panico che la religione stessa può infondere sulla popolazione.

Sati è la protagonista del film, la ragazza nell'incipit del film vede morire i propri genitori proprio a causa di un estremista religioso che facendosi saltare per aria coinvolge la madre e il padre nell'esplosione. Insieme al fratello Adil, Sati vorrà dimostrare la falsità della religione, il passo dove nel Corano si dice che il corpo e l'anima delle persone non meritevoli, malvagie saranno torturare, dunque la ricerca di una persona con tali requisiti e il filmarsi all'interno della tomba per cercare di sfatare tale mito. Ovviamente il film riserverà altro alla protagonista.

E' da evidenziare come Anwar mostra la famiglia, Sati e Adil insieme ai genitori lavorare nel panificio familiare che si ritrova in concorrenza con il franchise davanti a loro, la catena può permettersi di fare degli sconti per attirare la clientela mentre il panificio di famiglia no, ponendo dunque uno differenza sociale.
Il prologo del film risulta ben girato, con piano-sequenza e movimenti di macchina che sanno creare tensione e mostrando il di fuori solo tramite le finestre del panificio viene data una sensazione di mistero, come se al di fuori ci sia davvero un pericolo, così la sequenza dove l'estremista entra nel panificio assume la giusta carica, specialmente quando successivamente i genitori usciranno dal proprio panificio con la macchina da presa che non li segue andare in esterno ma il tutto viene inquadrato dall'interno mostrando l'esplosione dalla vetrata.
Nell'incipit vengono anche delineati i caratteri di Sati, più intraprendente e Adil più timido e titubante.

La caratterizzazione dei personaggi sarà infatti ben strutturata durante l'arco del film con Sati che avrà la forza di far seguire Adil, nonostante quest'ultimo è il fratello maggiore, nella sua missione.
Adil infatti non riuscirà a vivere in pieno la propria vita, per seguire la sorella lavorerà in un'impresa funebre, pulendo, lavando i cadaveri senza realizzarsi tanto da dover divorziare dalla moglie; il personaggio risulta essere perciò perennemente passivo come se non stesse vivendo la propria vita salvo la sfuriata proprio con Sati dove esprimerà le sue ragioni.
La motivazione di Sati è convincente e costruita, un fondamentalista ha ucciso i suoi genitori e successivamente quando la ragazzo e il fratello andranno nella scuola islamica scoprirà la malefatte gli abusi del rettore della struttura, Wahyu, anche ai danni proprio del fratello Adil, dunque l'astio e la ribellione per la religione in Sati risulta fondata nella narrazione del film.
Dunque sarà proprio Wahyu la vittima designata da Sati, dato che se davvero ciò che è scritto nel Corano dovesse risultare vero, le torture nel corpo e dell'anima, una persona come Wahyu dovrebbe senza alcun dubbio subirle, perciò la decisione di seppellirsi insieme a lui filmando quel che accadrà.

Anwar è un regista che ha dimestichezza con l'horror, sa creare scene di tensione e giocare con i tempi e l'attese dello spettatore.
Però, se in Impetigore, ad esempio, il regista era riuscito a costruire un film sia fascinoso che cruento senza l'utilizzo di jump scares, in Grave Torture tale espediente è spesso utilizzato, alcuni jump scares sono costruiti mentre altri sono gestiti in modo un po' standard con una resa finale non sempre felice.
La tecnica registica c'è, non lo si scopre oggi, piano-sequenza, movimenti di macchina che alimentano la tensione, ad esempio le tempistiche, l'atmosfera nella sequenza dove Sati senti la voce di Wahyu, si addentra nella stanza, vede la sagoma oscura, la mano, i tempi sono prolungati così si prolunga anche la tensione, si gioca con l'attesa perché il jump scare non avviene subito ma appunto viene costruito facendo salire la tensione.
Questi meccanismi si rifanno al cinema di James Wan, e se sarebbe comunque preferibile gestire l'atmosfera senza l'utilizzo di jump scare, questi, per lo più, risultano costruiti.
Come scritto però, alcune volte quando si mostra l'orrore, quando si va di jump scare, l'esito non è sempre azzeccato e comunque sarebbe preferibile avere più personalità anche nel distaccarsi da tali meccanismi invece di rifarsi al cinema mainstream horror statunitense, seppur comunque non di livello basso.
Perciò anche se si costruisce la tensione come nella sequenza di Adil nell'impresa funebre dove il cadavere si alza senza che il ragazzo se ne accorge, creando dunque il meccanismo della suspance dove lo spettatore ha più informazioni del personaggio in scena, lo spettatore sa che il cadavere si è alzato mentre Adil no, tale sequenza ben gestita con movimenti di macchina e giusti tempi culmina comunque con il jump scare.

Per aumentare la dose di violenza nel film c'è anche la presenza di sangue e splatter, ottima la sequenza dell'anziana che rimane incastrata nella lavatrice e la sua faccia viene portata via, sequenza migliore del film.
Così come il finale sarà totalmente intriso di violenza e sangue con anche la presenza del sovrannaturale portando all'apice le paure di Sati.
Infondo per la protagonista la paura più grande è proprio il realizzarsi delle torture del corpo e dell'anima dunque che ciò che è scritto nel Corano risulta vero.
Sotto quest'aspetto un finale del genere potrebbe risultare un po' troppo filo-religioso ma il tutto si potrebbe leggere come una visione di Sati, il manifestarsi della sua paura.

La fotografia e la messa in scena sa regalare alcuni guizzi, le scene all'interno della casa di riposo degli anziani dove lavora Sati proprio per monitorare Wahyu, è pervaso da una costante luce giallo-ambra che da un tocco di mistero.
Bella la sequenza onirica in rosso nel terzo atto dove Sati rivede la propria famiglia nel panificio e da segnalare la buona messa in scena della seduta spiritica con le tende illuminate di viola che danno colore e forza visiva all'inquadratura.
Invece, la cgi presente anche nel finale, il serpente, la mutazione non è sempre convincente, qui gioco-forza il non alto budget del film ha influito. Sequenza della tomba comunque stracolma di splatter che sa divertire.

La narrazione non riesce sempre ad avere la giusta intensità, questo perché probabilmente il film dura un po' troppo, dunque la tensione non è costante.
C'è qualche dialogo di troppo e momenti dove tramite delle inquadrature più inquietanti si sarebbe potuto costruire più atmosfera.
Questo anche perché il film racconta diversi e molti aspetti, alcuni di questi non risultati però centrati o pienamente espressi.
Quando ad esempio il mondo sembra essere in totale panico-religioso quasi come ci fosse un'apocalisse in atto, c'è poco mostrato, ancora una volta probabilmente il budget non ha consentito di poter avere più impatto scenico, infatti si nota che molto spesso la regia rimane spesso sui personaggi piuttosto che allargare sulle ambientazioni.
Sati in esterno dove la città è al collasso avrebbe meritato più approfondimento, più scene impattanti.

Dunque un horror che sa costruire la tensione dove però si abusa del meccanismo dei jump scare, che a tratti mina anche l'atmosfera creata, con personaggi ben delineati e convincenti in ciò che fanno, che ha scene di violenza buone con un ritmo generale non sempre incalzante dove comunque si parla di tematiche religiose e della società indonesiana.

  • Voto: 6
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