I due bambini restano soli, scioccati, in una terra devastata da una guerra che non accenna a fermarsi. È una situazione angosciante, eppure non abbiamo ancora visto il volto più mostruoso di quell’orrore. La spirale discendente che porterà alla nascita dell’Hannibal Lecter che conosciamo è appena iniziata. Una notte, un gruppo di collaborazionisti senza scrupoli scorge una luce e irrompe nel casale. Hannibal tenta di opporsi, ma il più crudele del gruppo minaccia la sorella. Il bambino depone il bastone e si arrende. È tra queste mura che diventerà spettatore dell’abominio umano, è qui che la sua innocenza lo abbandonerà per sempre.
È un film dalle tinte notturne, a tratti quasi onirico. La fotografia è curata e coerente con una produzione di alto profilo: luce e inquadrature permettono di entrare nell’immaginario del film, con movimenti di macchina precisi che guidano lo sguardo dove la storia vuole condurlo. La temperatura colore oscilla con costanza tra caldo e freddo: i toni caldi caratterizzano soprattutto gli interni, dove si consumano dialoghi, rivelazioni e nuove consapevolezze, i toni freddi, invece, accompagnano le scene di mistero, violenza e trauma.
Suoni e musiche restano relativamente discreti: sostengono le immagini senza dominare, ma non riescono a spezzare la sensazione di linearità che attraversa il film. Fin dall’inizio intuiamo che il protagonista cercherà vendetta e l’assenza di un vero mistero nella trama rende più difficile per gli elementi incidere davvero. Resta comunque evidente la cura per scenografie, oggetti di scena, location in esterni e costumi, tutti dettagli che restituiscono un mondo visivamente credibile e coerente.
Le interpretazioni sono complessivamente buone. Il capo dei collaborazionisti (Rhys Ifans) risulta particolarmente efficace nel restituire crudeltà e volgarità, diventando una presenza minacciosa credibile. Il volto del giovane Hannibal (Gaspard Ulliel) è forse l’elemento più interessante: lineamenti e sguardo riescono a suggerire il vuoto emotivo e il distacco che ci aspetteremmo da un potenziale serial killer in formazione. Il casting, da questo punto di vista, appare riuscito. Colpiscono anche le espressioni di piacere durante le uccisioni, brevi lampi che mostrano il momento esatto in cui la violenza smette di essere solo risposta al trauma e diventa qualcosa di diverso, quasi desiderato.
I temi principali ruotano attorno alla vendetta, alla disumanizzazione e al confine oltre il quale non dovremmo spingerci. Il protagonista si trova di fronte a un bivio: lasciare che la giustizia faccia il suo corso, oppure imboccare una strada personale, molto più buia, in cui punizione e piacere finiscono per confondersi. Il film solleva, anche se non sempre in modo sottile, domande su quanto in profondità possiamo scendere nel desiderio di vendetta e su quanto deve essere profonda la ferita per giustificare le nostre azioni.
Sul fondo resta l’idea di un trauma infantile che non viene elaborato, ma strutturato come fondazione di un’identità. La guerra è il contesto in cui tutto esplode, ma la vera domanda riguarda l’umanità o meno di Hannibal: la sua metamorfosi è presentata come risposta all’orrore o come qualcosa che, in parte, era già scritto?
I toni e i ritmi dipingono una storia lineare che procede verso la fine senza fare troppo mistero del percorso che intraprenderà il protagonista. Non c’è molta paura né vera tensione, l’elemento più disturbante è concentrato nella parte iniziale. Il film sembra poter vivere soprattutto grazie alla curiosità del pubblico verso le origini di Hannibal Lecter.
E proprio il fatto che sulla confezione, Hannibal Lecter – Le origini del male, si presenti come un horror a far vacillare il giudizio verso questo film. L'opera assomiglia più a un dramma di vendetta biografico che a un vero incubo: la parte più traumatica è concentrata nel passato, mentre il resto procede con la calma di un racconto già scritto, dove l’orrore è annunciato. Resta un’opera che può interessare gli appassionati del personaggio e chi ama i prequel, ma difficilmente lascerà un segno profondo in chi cerca un horror genuinamente inquietante.
- Voto: 5.5

