Il film, ad oggi, è in realtà quasi più ricordato per la presenza di una giovanissima Paris Hilton, Paige, che si esibisce anche in una scena di spogliarello rimanendo in intimo, che per tutto il resto e in effetti sul lato dei personaggi c'è poco da dire, è il tipico team di teenager che attende semplicemente la morte, quindi pura carne da macello senza una chissà quale costruzione dei personaggi.
Qualcosa in più a livello di scrittura viene fatta per Carly e Nick, fratello e sorella con i loro problemi che devono ritrovarsi e soprattutto Nick che è in combutta con il mondo intero e di recente uscita dal carcere.
La messa in scena e la fotografia sono buone, comunque curate, dove è da notare le tonalità opache, che vanno verso il giallo-muffa che danno proprio questa sensazione di “cerato” di effetto cera che chiaramente richiama l'essenza stessa del film.
Inoltre ci sono buonissime tonalità di verde che infondono tocchi surreali al film e volendo richiama anche lo stile del film di Curtiz.
Infatti gli interni del museo delle cere così come anche le varie abitazioni, il garage dove si recano Carly e Nick hanno ambientazioni contornate dal verde che sa creare buone inquadrature.
Quindi si nota una buona ricreazione di scenari, anche gli stessi sotterranei della casa di Vincent con tonalità cupe unite al giallo hanno il loro colpo d'occhio.
Lo svolgimento procede abbastanza per cliché con i vari personaggi che si dividono, vanno incontro al pericolo, dove infondo si attende l'arrivo della carneficina.
Scene di morte comunque godibili con bei guizzi splatter che in un film del genere di certo non guastano e che anzi danno la giusta cattiveria.
La morte del personaggio di Paris Hilton infilzata con il tubo è ben eseguita, così come funziona bene la scena di tortura modello Saw dove Wade è legato alla sedia e inizia ad essere “incerato” con la successiva scena di morte definitiva dove il volto viene totalmente sfigurato con il dettaglio della mascella solo sangue e nervi, privata della pelle.
L'unica morte sbrigativa è un po' quella di Blake mentre invece per gli amanti dello splatter è “goduriosa” la morte di Dalton mentre cerca di fuggire in uno scenario suggestivo e gli viene mozzata la testa inscenata con un bel movimento di macchina a mostrare proprio la testa che si stacca dal corpo perché mozzata dalla cesoie.
Anche se è un film d'esordio, Collet-Serra mostra dimestichezza in scene dinamiche, inseguimenti, scambi d'azione corpo a corpo dove tramite movimenti di macchina scandisce i tempi, da ritmo, energia al film e mostra comunque una certa padronanza del mezzo, come ad esempio la sequenza all'interno del cinema tra colpi di fucile mentre Carly cerca di nascondersi tra gli uomini di cera e le frecce scoccata con la balestra utilizzata da Nick.
Certo, non c'è questa grandissima creazione della tensione, dell'atmosfera, come scritto la fotografia è buona, ci sono buone inquadrature ma sicuramente non c'è una grande ricerca per la creazione di quadri evocativi.
Dunque House Of Wax all'apparenza è un tipico horror che per quanto decoroso non lascia chissà quale traccia ma in realtà al suo interno si cela un discorso interessante lo stesso panorama del cinema horror.
Questo perché la città di Ambrose è paralizzata, immobilizzata nel passato, i suoi abitanti sono di cera, sono dei cadaveri, persone che da vive sono state rese pupazzi di cera; il cinema della città passa all'infinito il capolavoro What Ever Happened to Baby Jane? di Robert Aldrich, la stessa ambientazione del museo delle cere raffigura una città immobilizzata nel suo passato così il film a sua volta compie un discorso sul momento dell'horror fin troppo imbalsamato in remake, reboot, nel rifacimento di opere passate.
Di fatto gli anni 2000 sono gli anni dei tentativi di rifare horror entrati nella storia, ampiamente nell'immaginario collettivo come Nightmare e The Taxas Chainsaw Massacre con però risultato scadenti.
Comunque il decennio 2000 tramite le ondate del J-Horror, del New French Extremity e tramite gli acuti di Rob Zombie ha comunque portato al genere film alquanto notevoli, è anche da citare la forte ribalta nel cinema horror spagnolo dove spiccano registi come Paco Plaza e Jaume Balaguerò.
Il museo di cera che prende fuoco nel finale, gli uomini di cera che si sfaldano, l'incendio segna proprio l'intento di bruciare tutto, di compiere un discorso dove l'horror deve liberarsi, andare avanti, non riprendere sempre le icone del passato perciò il decidere di mandare tutto a fuoco è proprio come fosse un monito per l'horror stesso, basta con il passato e cercare di creare qualcosa di nuovo.
A livello di narrazione si svela anche il mistero del misterioso personaggio che agisce come fosse il villain di un effettivo slasher, quindi la contrapposizione tra Vincent e Bo, i fratelli intravisti ad inizio film dove Bo è davvero quello talentuoso, l'artista che ha preso il talento dalla madre, ha il volto sfigurato e coperto dalla cera. Mentre è Vincent quello davvero malvagio, il bambino mostrato come pestifero nel prologo, è lui che soggioga il fratello e lo fa agire come mostro, quindi sono i due che hanno ridotto la città in un museo di cera e che uccidono i teenager protagonisti e alla fine se la devono vedere con Carly e Nick, coinvolti nell'incendio finale.
Nel finale si va a citare anche Nightmare con le scale del museo che affondano, ci sono buone immagini, con le persone di cerca che iniziano a sciogliersi, il dettaglio della ragazza bionda e in generale le scene immerse tra il verde surreale e l'effetto cerato, le tinte opache con i gialli che si mescolano, per l'appunto, ai verdi.
Tutto sommato, House Of Wax è a prima vista un horror come tanti, che si rifà, riprende da molti altri film, dove sicuramente i personaggi sono poco caratterizzati dove sì Collet-Serra costruisce delle morti piacevoli da vedere, mostra buona tecnica, da notare anche le inquadrature dall'alto, Carly che da sola attraversa la città di Ambrose, ma dove comunque non si va a creare chissà quale tensione o atmosfera.
Di fatto sarebbe un horror dignitoso ma senza nulla di così memorabile ma è proprio il discorso che riesce a compiere nel terzo atto, con l'incendio del museo, il cinema stesso, ciò che significa rende il film un po' più interessante, tale lettura infatti viene anche espressa dal critico Pier Maria Bocchi nel suo bellissimo saggio sul cinema horror So Cos'Hai Fatto.
Tale stratagemma è stato utilizzato anche in Scream VI di Tyler Gillett e Matt Bettinelli-Olpin dove il personaggio di Ghostface viene “liberato” dalla sua essenza meta-cinematografica con infatti il terzo atto ambientato nel museo dedicato a Ghostface e con la seguente distruzione, quindi l'intento di abbattere il passato, la distruzione del museo per tentare di dare una nuova linfa al personaggio di Ghostface.
Oltre a House Of Wax, Collet-Serra a livello di horror ha girato il divertente Orphan e il più recente The Woman In The Yard che è un horror-trauma che segue la scia aperta da Babadook che presenta una buona messa in scena, una buonissima fotografia con bei giochi di ombre e riflessi che allo stesso tempo risulta un po' scarico a livello di tensione.
In conclusione, House Of Wax tutt'oggi è quasi più ricordato per la presenza, per lo spogliarello di una giovanissima Paris Hilton perché di base il film oltre a scene di morte piacevoli e qualche buona scena non offre granché, che comunque ci sta anche in ottica di un horror adatto per una serata tra amici con un risultato godibile, ma che trae maggiore interesse per il discorso sul panorama horror che compie nel finale, per l'incendio del museo, lo sciogliersi degli uomini di cera e il messaggio di andare avanti, portare alla luce qualcosa di nuovo.
Horror che quindi riesce ad avere un suo messaggio meta-cinematografico che rende un po' più interessante un film che altrimenti risulterebbe un tipico teen-horror con i vari cliché del caso, con morti anche divertenti ma senza chissà quanto di memorabile.
- VOTO: 6,5

