Les Raisins De La Mort - The Grapes of Death

Les raisins de la mort

  • Titolo: Les Raisins De La Mort
  • Titolo internazionale: The Grapes of Death
  • Regia: Jean Rollin
  • Paese e anno di produzione: Francia, 1978
  • Durata: 91 minuti

Il regista Jean Rollin è famoso per i suoi film sui vampiri, nelle sue opere sa donare fascino lavorando benissimo con le immagini.
Les Raisins De La Mort, meglio conosciuto con il titolo internazionale The Grapes of Death, non è un film sui vampiri ma un eco-horror, cioè un horror dove la natura è molto importante e che spesso si vendica delle azioni dell'uomo con gli zombie.
Il lato artistico di Rollin è fortemente presente quest'opera, il film è contornato fa una forte carica decadente e malinconica, il come il regista inquadra le zone rurali, le colline e il villaggio hanno una forza espressiva elevata dove si crea un affresco di morte, di carne in putrefazione con momenti di schizzi di sangue selvaggio tra sottotesti e messaggi socio-politici.

Gli zombie presenti nel villaggio che inseguono la protagonista Elisabeth richiamano il cinema di Romero, anche per le tematiche politiche, che insieme a  tutto il contesto da incubo, la narrazione astratta che avanza per immagini e la discesa verso la follia rimanda anche al cinema del maestro Lucio Fulci.

Elisabeth è in viaggio in treno per raggiungere il suo fidanzato Micheal, proprietario del vigneto di Roublès, ma assalita da Brigitte, ragazza che ha conosciuto in treno e che ora sembra essere uno zombie, riesce a fuggire e inizia il suo percorso tra le zone rurali della campagna francese desolate che scoprirà essere piene di zombie, dove tutto ha la sensazione di morte.
L'intento della protagonista è chiaramente quello di sopravvivere e di riuscire a raggiungere il vigneto di Michel.

Come suggerisce il titolo, il male viene dalla vigna o più precisamente dall'avidità in quanto il produttore di vini e proprietario del vigneto Michel, fidanzato di Elisabeth, per aumenterà la produttività dei suoi vini incarica ai suoi dipendenti di mettere un nuovo pesticida.
Michel dunque piega la natura, non la rispetta e questo provocherà l'epidemia che è scatenata dal voler arricchirsi di Micheal che per di più sfrutta anche i lavoratori.

Il prologo è subito d'effetto e molto chiaro sui messaggi politici del film, i lavoratori del vigneto di Michel danno il pesticida alla vigna e Rollin mostra in modo lampante come le mascherino sono improvvisate, il capitalismo di Michel è spregiudicato, non tiene conto della sicurezza, della sanità per i suoi dipendenti ed in più tramite il pesticida vuole dominare la natura, sfruttandola per arricchirsi.

La forza del film risiede nelle immagini e nel lato artistico di Rollin.
Il come inquadra le zone rurale è meraviglioso, la natura sembra proprio parlare, esprimersi, tutto richiama la morte dato che è la natura stessa che sta soffrendo perché troppo sfruttata e contaminata dall'uomo.
Rollin, nei lavori precedenti, si è dimostrato abilissimo e sempre visivamente suggestivo nel mettere in scena il gotico, i castelli e i vampiri ed anche le campagne di Les Raisins De La Mort è come se fossero perennemente dentro un incubo.
Ci sono dei momenti dove gli echi del gotico, del vampirismo di Rollin viene fuori ed esprime tutta la sua venatura artistica; come a esempio le sequenze con la ragazza cieca Lucie e anche le impattanti scene con la donna bionda, nel film non ha nome. Quando questa è inquadrata sopra la scala in pietra con i due cani ricorda davvero Barbare Steele de La Maschera del Demonio del grandissimo Mario Bava.
Come non citare anche la scena dove la donna inizia l'incendio con il bastone infuocato, Rollin è magistrale nell'inquadrare il momento che una forza gotica notevole oltre che a creare una scena altamente evocativa.

Le panoramiche sulle campagne, i campi medi e lunghi, Rollin da una fortissima importanza alle ambientazione e agli scenari naturali.
Questi di fatto risultano essere un effettivo personaggio del film, il come vengono inquadrati hanno sempre espressività e vedere Elisabeth in fuga, a percorrere gli scenari è esteticamente bellissimo.
Elisabeth è dispera, spaesata ed infatti Rollin la inquadra dominata dalle ambientazioni naturali che si prendono la scena creando atmosfere desolanti e decadenti.
Persone infette, carne in putrefazione e corpi che si sfaldano, l'incubo che rappresenta Rollin è affascinante e inquietante allo stesso tempo, la natura soffre, le immagini sono malinconiche mentre l'uomo crolla in preda alla pazza e ai corpi in decadimento.

Rollin riesce ad immortalare la morte in modo crudo e artistico creando affreschi impattanti e memorabili.
Durante la fuga Elisabeth si imbatte nella casa di Pierre e della figlia Antoinette, entrambi infetti, la scena dove Pierre uccide la figlia è visivamente ottima, e l'inquadratura con il forcone che trafigge il corpo di Antoinette sdraiata sul tavolo con camicia aperta e seno scoperto è un vero e proprio quadro, si nota anche sul costato i segni del virus, la zona del corpo in putrefazione e i fori del forcone con il sangue che fuoriesce danno forza alla scena.
In un film così evocativo e suggestivo, fatto anche di silenzi, Rollin imprime una ferocia fuori dal comune, Lucie appesa, di fatto crocifissa, al portone di una casa del villaggio con un uomo infetto che la decapita con un'ascia è ferocissima e mostra come il regista in questo film voglia proprio filmare, immortalare la morte con scene cruente, dove mostra proprio la testa di Lucie staccarsi dal collo che spruzza sangue.

Rollin è un maestro del colore, in Les Raisins De La Mort non c'è lo storico direttore della fotografia che spesso ha fatto coppia con il regista, specialmente nei film vampireschi, Renon, ma Claude Bécognée, il direttore della fotografia del film, svolge lo stesso un ottimo lavoro.
I colori della terra, i verdi e marroni sono predominanti ed è interessante notare come Elisabeth ha una camicia sul viola a richiamare volendo il color bordeaux e dunque proprio l'uva, il vino.
Le immagini sono altamente pittoriche, l'utilizzo della luce è ottimo e tutto ciò riesce sempre ad infondere atmosfera al film.
Quando Elisabeth è in fuga da sola e tra la nebbia attraversa il ponte e successivamente passa vicino al cimitero il livello di suggestione è ai massimi e ancora una volta, tramite il cimitero, la nebbia, Rollin rimanda al suo amato gotico.
I grigi, i toni cupi, l'oscurità saranno sempre più predominanti, specialmente nelle scene del villaggio che risultano molto tetre.
In queste atmosfere cupe il rosso del sangue dona colore, “spezza” il buio e infatti ai toni da incubo, di mistero e decadenza si unisce la ferocia selvaggia.

Sono molto buoni anche i tempi della tensione, il movimento di macchina che attraversa le cabine del treno, ad inizio film, dove Brigitte alla fine della sequenza viene aggredita e resa infetta, scandisce bene il tempo per l'appunto creare tensione.
In generale dando molto risulta agli scenari, utilizzando spesso i campi medi-lunghi quando in personaggi avanzano, il tempo è più intenso, maggiore e indubbiamente anche questa scelta alimenta la tensione.
Lo stesso nel finale, Elisabeth uscendo di casa , la tenuta di Michel e lentamente si dirige verso la cantina proprio per cercare il fidanzato è molto intenso, si crea la giusta catarsi proprio nell'incontro tra Elisabeth e Michel e il tempo giustamente prolungato, l'intensità che infonde Rollin al momento rende forza all'evento e alla situazione.

Dunque il finale, come scritto Elisabeth, tramite l'aiuto di Paul e Lucien che la protagonista incontra al villaggio, riescono a fuggire dagli zombie e a recarsi nella vigna di Michel. E' significato il dialogo proprio tra Paul, Lucien e Elisabeth dove traspare tutto l'anti-fascismo di Rollin, nello scambio di battute tra i personaggi non c'è campanilismo, "Non il combattere per il tuo paese, è il combattere contro i fascisti", la visione del regista è universale e non nazionalista.
Arrivati al vigneto Elisabeth scopre la verità, tutto quanto deriva proprio dal suo fidanzato che in aggiunta ha accelerato il processo perchè non ha potuto chiamare la polizia dato che ha assunto immigrati irregolari a basso costi, sottopagandoli dunque ancora il messaggio sociale e politico in quanto Michel ha sfruttato i lavoratori esponendoli a un rischio elevatissimo senza strumenti efficienti.
E' l'avidità, il capitalismo sfrontato di Michel che senza rispettare minimamente le leggi pensa solo al suo profitto.
La spirale di follia si accentua sempre di più in quanto Elisabeth nonostante i fatti emersi e il vedere Michel infetto non resiste a correre da lui e ad abbracciarlo da qui si innesca un finale intriso di morte e sangue.
Le scene che concludono il film sono altamente impattanti, memorabili e visivamente egregiamente costruite;  Elisabeth inquadrata frontalmente su uno sfondo diviso a metà tra il nero dell'oscurità e il color bordeaux a richiamare il sangue e il vino, che nel film sono strettamente connessi, la stessa Elisabeth impietrita che osserva il sangue di Paul gocciolare dalla mano tramite un'ottima inquadratura dal basso verso l'alto cupissima e le gocce di sangue cadono pian piano sul volto di Elisabeth finendo anche sulle labbra della protagonista e tale scena chiudono il film.
L'elemento del sangue per Rollin è centrale e anche se non ci sono vampiri anche l'immagine finale richiama quegli echi cinematografici.
Per il parallelismo tra il sangue e il vino, l'uva, è significativa la scena nel terzo atto dove dal primo piano di una vita con il grappolo d'uva marcio, tramite movimenti di macchina contemporaneamente all'indietro e ad allargare l'inquadratura, la scena mostra la vigna per con i tanti grappoli incancreniti.
L'uva è marcia, in decadimento come i corpi degli uomini, la terra, la natura sfruttata dall'uomo è in cancrena ma ciò si riverserà sull'uomo.

Un film dove la narrazione avanza maggiormente per immagini, per la forza espressiva che emanano piuttosto che a una ferrea scrittura in se.
Les Raisins De La Mort risulta essere un film dal forte fascino, è poetico, malinconico ma sa anche è essere feroce e ricco di aspetti socio-politici.

  • VOTO: 8
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