Il personaggio di Skye risulta interessante per la sua conflittualità interiore, quindi Parker Finn tramite inquadrature allo specchio, i riflessi della pop-star mostra la sua anima dilaniata e l'altra se, quella del passato, quella che ha causato l'incidente uccidendo Paul e deluso, tradito tutti compresa se se stessa e i propri sogni.
Perciò il demone, il mostro che entra nella mente di Skye rappresenta anche uno scontro tra i due se di Skye, quella attuale che vorrebbe riscattarsi, ricucire i rapporti con Gemma, e quella del passato dove nel finale le due Skye, quella del passato controllata dell'entità della maledizione, arriveranno a scontrarsi fisicamente.
All'interno della mente di Skye si instaura una lotta per il controllo, Skye vorrebbe riaffermarsi mentre il demone vuole espandere il più possibile la maledizione e Skye rappresenta il soggetto perfetto perché ha una vastità di fan, ha seguito e allo stesso tempo è emotivamente e psicologicamente affranta.
Parker Finn gioca sull'aspetto realtà-finzione su cosa stia davvero vivendo Skye e cosa invece sta invece immaginando.
Lo stato psicologico precario della pop-star è funzionale nel mostrare, immaginare personaggi per lei importanti come la madre, la migliore amica e lo stesso Paul in modo minaccioso.
Il demone gioca con la psiche di Skye mostrando una madre che pensa di più al tour che a lei, sembra più attaccata ai soldi che alla salute della stessa figlia; questa dinamica fa ripensare anche alla vicenda Britney Spears dove il padre ottenne il controllo totale sull'attività della figlia e sulla sua stessa vita fino alla sentenza del 2021 che ha conferito, dopo tredici anni, la libertà di Britney.
Il vedere una madre dapprima più interessata all'ambito lavorativo ma poi delusa, sofferente dinanzi allo stato di Skye raffigura le paure di quest'ultima, le sua ansie, le preoccupazioni di mandare di nuovo tutto all'aria non solo per se stessa ma anche per chi le sta intorno.
Quindi anche il voler ricucire i rapporti con Gemma rappresentano una volontà di andare avanti, di rimediare al drastico passato e agli errori commessi.
La maledizione, l'entità gioca con lo stato d'animo di Skye che sarà sempre di più turbata, visto che inizierà ad avere allucinazioni, essere perseguitata, che le farà commettere errori anche nella vita reale.
Questo amplifica la già psiche conturbata di Skye.
A livello interpretativo e sui discorsi sulla figura della pop-stor, del mondo social e dei fan il film mostra degli spunti ma è sul lato horror che ci sono problemi, ma non per la mancanza di sangue o di un'entità o mostro che sia, questi elementi ci sono ma è proprio sul come vengono messi in scena che non funzionano.
La regia di Parker Finn inserisce troppi jump scares finendo per abusare di tale espediente ed anche la gestione dei tempi, la costruzione della tensione non è delle migliori.
Il regista sembra avere troppa fretta nel mostrare, è tutto fin troppo veloce e ritmato e molto spesso la velocità è nemica della tensione e dell'atmosfera.
Gli stessi jump scares risultano prevedibili e banali nelle loro applicazione, non c'è dunque un gioco delle aspettative nel disattendere magari i jump scare attesi alimentando la tensione, Parker Finn li inserisce spesso per cercare uno spavento facile senza costruire granché la tensione.
Anche quando il regista deve mostrare l'orrore la resa non spesso felice, anzi tutt'altro proprio, gli individui con il sorriso, in teoria, creepy sono fin troppo sovra-esposti dunque piuttosto che inquietare in realtà annientano l'atmosfera, azzerando la tensione.
Un esempio lampante è quando la sagoma di un fan eccessivamente invadente appare nell'appartamento di Skye, è inquadrato in lontananza sul corridoio e in penombre, qui Parker Finn invece di prolungare la tensione fa immediatamente correre Lewis contro Skye, dunque passa subito direttamente all'azione smorzando, interrompendo l'atmosfera.
Rimanendo nell'horror mainestream, in The Connjuring 2 si ha una situazione di partenza simile, con Valak, il demone dalle fattezze di suora, è inquadrato in fondo al corridoio ma il regista James Wan non lo fa correre contro la vittima della scena in questione, Lorraine in questo caso, ma fa entrare Valak in una stanza così Lorraine dapprima deve percorrere il corridoio e poi si arriva alla scena tesa ed intensa dell'ombra di Valak.
Wan dunque prolunga la tensione, gestisce i tempi ed ha creatività nel creare scene di tensione mentre Parker Finn, sotto quest'aspetto, è più standard.
La troppa voglia e fretta nel mostrare, non da spazio per un eventuale crescendo di tensione, non c'è quell'orrore suggerito, presenze nell'oscurità che si intravedono ma che dapprima non agiscono, da quando Skye è vittima della maledizione, l'entità che si manifesta tramite i personaggi che conosce la protagonista compiono azioni, attacchi da subito.
Dunque non c'è una forte suspance, momenti dove il villain della scena osserva la vittima in questione, cioè Skye, sempre nella sequenza di Valak in The Conjuring 2 c'è una scena dove Lorraine è alle spalle del quadro con raffigurato Valak, dunque sia lo spettatore sa che c'è un pericolo incombente mentre Lorraine ancora no, dato che da le spalle, per giunta Wan appena Lorraine si gira non inserisce subito il jump scare, che avrebbe terminato la sequenza di tensione, ma continua nell'intensità della sequenza tramite altri espedienti come far spegnere le luci, far sentire rumori e per concludere mostra l'ombra di Valak muoversi. Parker Finn invece inserisce i jump scare quasi sempre nelle sequenze di tensione anche quando lo spettatore se lo aspetta senza giostrarsi nella suspance, come infatti accade nella sequenza dove la protagonista vede Lewis allo specchio, anche se con volto coperto e qualche istante successivo piazza il jump scare senza amplificare la tensione.
Già nel primo capitolo il regista non aveva brillato nella gestione delle sequenze horror, inserendo sempre troppi jump scare e non alimentando a dovere la tensione, sotto quest'aspetto Parker Finn non mostra miglioramenti, la sua gestione è un continuare a buttare benzina sul fuoco, mostrando troppo e sovraesponendo le figure con il sorriso creepy che non hanno per una nulla una buona resa scenica.
Altro aspetto da tenere in considerazione è che rispetto al precedente capitolo questo sequel non apporta nessuna novità.
Non si esplora e non si aggiunge nulla sulla maledizione in se, sul presunto demone o mostro che entra dentro le menti delle persone e anche le dinamiche sono pressoché le stesse del primo film.
La scena dove Skye è in macchina con Gemma e riceve una telefonata proprio da Gemma comprendendo che quella che ha affianco è in realtà il demone è un'identica dinamica già vista nel primo Smile. Sequenza non costruita bene anche perché va bene che tutto è inquadrabile come immaginato dalla pop-star e manipolato dal mostro però il dialogo sul chi si debba mettere al volante tra Skye e Gemma non è ben scritto.
Sì, per la figura della pop-star e dunque il mondo social e dei fan Smile 2 pone contesti più interessanti del primo film che meglio si sposano proprio con il concept che ha il film, ma la struttura comunque rimane la stessa del precedente capitolo.
Parker Finn, già lo aveva dimostrato nel precedente film, ha comunque una buona tecnica, Smile2 è ricco di virtuosismi, piano-sequenza, buono quello iniziale incentrato su Joel, l'uomo che prese la maledizione nel finale del primo capitolo, movimenti di macchina che in alcune circostanze ben si sposano con la narrazione del film, ad esempio quando ruotando la macchina da presa si capovolge lo scenario, movimenti di macchina che ricorda quello di Ari Aster in Midsommar, che fa comprendere l'ingresso in una situazione irreale, quindi nell'immaginazione, negli incubi di Skye scatenati dalla mostruosa entità.
Lo scenario capovolto richiama il momento stesso dell'incidente dove la macchina, per l'appunto capovolta, ha all'interno Skye ferita e insanguinata e tale immagine sarà usata dal demone, la Skye del presente la vedrà spesso fino al punto da affrontarla a livello anche fisico, seppur dentro la sua mente.
Ci sono anche inquadrature ben costruite in modo cupo che mostrano la protagonista isolata, estraniata dal contesto circostante e come già scritto i giochi di specchi, riflessi della stessa Skye mostrano l'altra se, quella del passato che ancora vive dentro di lei perché rappresenta i suoi fallimenti e le sue paure.
Dunque la messa in scena e la fotografia del film sono curate, i momenti dove Skye fa le prove, canta sono buoni così come ben figurano gli outfit della stessa pop-star e gli scenari con giochi cromatici sia sul blu che sul rosso.
Sul discorso dell'abbigliamento è interessante vedere come Skye è restia ad indossare la tuta succinta, stile Taylor Swift, perché ha paura ad esibire il suo corpo, le sue ferite dato che non ha superato il trauma. Anche nell'evento di beneficenza dove deve indossare un abito da serata di gala si nota che non è a proprio agio e lo dice lei stessa, tale sequenza, ancora una volta, resa male dal solito jump scare e dall'apparizione di Paul con il sorriso, in teoria, malefico che in realtà rende più "goffa" l'atmosfera. Tornando sull'abbigliamento, è evidente come la pop-star si trova meglio in tuta, quindi con un outfit più comfort rispetto a quelli da esibizione che esprimono una se in realtà fittizia.
Tutto ciò mostra come il re-branding sia più voluto dalla madre e dallo staff, Skye è vulnerabile, vorrebbe dare priorità ad altro come il riavvicinarsi all'amica Gemma piuttosto che al nuovo album, agli eventi e alla tournée.
E' un film dove la componente horror in se è presente, c'è sangue, c'è body-horror e nel finale c'è anche l'essere mostruoso che si manifesta uscendo dalla ferita stessa del corpo della protagonista, ma è il come questa viene gestita che risulta essere più in senso ludico, del mostrare perché si è di fronte ad un film horror che per una valenza vera e propria risultando anche senza una verve espressiva nonostante la buona messa in scena di base.
Smile2 racconta dei problemi, delle debolezze della pop-star dunque di un idolo per una determinata community, l'eroe che molti pensano di avere di fronte spesso non è tale e al tempo stesso si parla delle paure, delle insicurezze di Skye, delle sue cattive azioni.
Il fan che si avvicina a Skye e che man mano si dimostra sempre più possessivo mostra anche la tossicità di un certo tipo di fandom.
Quindi sotto questi aspetti il film racconta determinate dinamiche ma ad esempio film come Trap di Shyamalan raccontano lo stesso il rapporto tra la pop-star e il proprio fandom, i follower in modo anche più interessante.
La sequenza in Smile 2 dove la protagonista è in un bar insieme a Morris, l'uomo che le spiega le dinamiche della maledizione, dove viene riconosciuta dagli astanti che si mettono a filmarla con gli smartphone chiarisce gli intenti del regista di mostrare le dinamiche dei live, delle dirette sui social, del mondo interconnesso ma è gestita in modo approssimativo, nel film di Shymalan tale dinamica è invece diretta molto meglio.
L'aspetto del demone che entra dentro l'individuo, lo controlla e il gioco di riflessi che rappresenta le differenti anime è interessante ma anche qui l'horror del 2023 Talk To Me racconta meglio queste stesse tematiche.
Dunque il film diretto da Parker Finn mostra spunti interessanti nella scrittura della pop-star Skye ben interpretata da Naomi Scott che regge bene la scena avendo anche una buona presenza scenica.
I discorsi sul fandom, sul mondo social si sposa bene con il concept della maledizione del film che si alimenta tramite lo sguardo ed infatti nel finale il regista inquadra, mostra la reazione del pubblico, i fan della pop-star all'interno dell'arena con un'immagine di morte vista da migliaia di persone alimentando dunque a dismisura la maledizione.
Fa piacere quando l'horror irrompe in aspetti sociali parlando del presente, della società, anche It's What's Inside, film comunque non esente da difetti, parla dell'ipocrisia del mondo social e delle immagini fittizie che ne provoca; però al netto di una buona confezione e tecnica purtroppo Parker Finn infarcisce il film di troppi jump scares, non gestisce bene il momento del mostrare l'orrore per via di scelte risibili, le persone troppo sovraesposte con il sorriso che invece che aumentare, annientano la tensione e anche la gestione delle tempistiche horror risulta troppo veloce senza la giusta costruzione dell'atmosfera.
Con la scelta di un ritmo con sequenze veloci, piuttosto che intense e atmosferiche, il film avrebbe potuto funzionare meglio se fosse stato totalmente folle, ricco di soluzioni creative, molti più effetti artigianali e seppur c'è la presenza di splatter, violenza e body-horror queste non sono così ispirati non c'è la giusta espressione visiva ed inventiva.
Se in un horror la componente debole e mal gestita è quella dell'horror stesso purtroppo il film non risulta riuscito ne pienamente apprezzabile.
- VOTO: 5

