Uzumaki

uzumaki

  • Titolo: Uzumaki
  • Regia: Higuchinsky
  • Paese e anno di produzione: Giappone, 2000
  • Durata: 90 minuti

Tra la fine degli '90 e l'inizio del decennio 2000, il Giappone colpì fortemente il panorama cinematografico, su tutti quello horror, tramite l'ondata definita, per l'appunto, J-Horror.
Questo filone si contraddistingue per la forte tensione, la carica ansiogena che scaturisce allo spettatore, gli horror giapponesi del periodo non puntano allo spavento facili, non usano i jump scare, ma anzi spesso tramite overtake, inquadrature fisse, ombre riescono a creare inquadrature inquietanti che penetrano dentro lo spettatore.
Sono film che lavorano per sottrazione, non spiegano tutto per filo e per segno, sono ricchi di mistero e tramite simboli, dettagli parlano della società e di tematiche esistenziali.
Molto spesso la morte pervade questi film come fosse un virus, scatenando una catena di maledizioni perduranti, perenni, dove l'individuo è impossibilitato è uscire.
Hideo Nakata tramite il celebre Ringu e Dark Water, Takashi Shimizu con Ju-On e Kyoshi Kurosawa con film come Cure e Kairo, meglio conosciuto come Pulse, sono esempi imprescindibili di registi che con i loro film hanno dato il via al J-Horror alle sue tematiche, al suo stile e alle sue inquietudini che penetrano dentro lo spettatore creando terrore puro senza l'utilizzo di jump-scare e facili spaventi.

Uzumaki di Higuchinsky è liberamente tratto dal manga horror omonimo di Junji Ito, non ancora compiuto all'epoca, il film pur appartenendo al filone del J-Horror con tematiche e situazioni riconoscibile, come la scia di morte che pervade la narrazione, tramite una regia folle e surreale con immagini grottesche riesce a differenziarsi dagli altri titoli della stessa corrente cinematografica, diventando un unicum, un film affascinante, intriso di follia dove Higuchinsky tramite grandangoli, inquadrature sghembe, body-horror mette in scena un film imperdibile che all'inquietudine, all'ansia tipiche del J-Horror inserisce una vena totalmente surreale e grottesca, “corrompendo” i corpi degli individui e lo spazio-tempo dove la morte è una spirale perenne, infinita che proietta tutto e tutti verso l'oblio.

 

Nel villaggio di Kurouzu iniziano ad apparire, formarsi spirali ovunque, tramite animali, oggetti, nel cielo e successivamente sulle stesse persone.
Queste spirali, vortici provocano morte, la protagonista è Kirie che durante la sua vita da liceale vedrà intorno a se conoscenti, amici, famiglia e di fatto tutto il villaggio essere pervaso da questa catena infinita di morte.
I personaggi sembrano da principio suicidarsi, come la folgorante la scena del ragazzo liceale di inizio film che si butta dall'interno della scuola con il dettaglio della testa sanguinante, ma in tutte le morti ci sarà sempre l'elemento della spirale.

Higuchinsky lavora per sottrazione nel senso che non da spiegazione sul come e da dove arrivano le spirali come del resto già anche Romero ad esempio non dava spiegazione sul come si formassero i suoi famosi Zombie nel capolavoro La Notte dei Morti Viventi.
Non dare informazioni sul contesto del film ne aumenta il fascino, il mistero, la carica espressive e le molte interpretazioni che si possono dare.
Non si sa del perché inizia la catena di morte come fosse una maledizione, non ci sono informazioni sul come si possa fermare, sul come evitarla, le spirali sono e si formano ovunque, chiunque e in qualunque momento può esserne vittima.
Lo spazio-tempo è totalmente contorto, nessuno è al sicuro e questo aumenta la perenne carica di ansia e tensione del film perché le spirali che simboleggiano la morte sembrano inesorabili.

L'ampio utilizza che il regista fa del grandangolo distorce la realtà, il villaggio di Kurouzu e dunque il mondo, anche il montaggio a tratti risulta serrato, altre volte toglie appositamente dei frame disorientando continuamente lo spettatore.
Il dove Higuchinsky piazza la macchina da presa è sintomatico del voler amplificare la carica folle e grottesca del film, inquadrature dal basso e dall'alto inclinate che si alternano e anche la messa in scena, la fotografia del film molto opaca e su toni verdognoli infondono perennemente una sensazione surreale.
Le molte scene di notte infondono una carica cupa e le scene al tramonto echeggiano una morte sempre in agguato che pervade tutto lo svolgimento del film.

Le spirali sono e compaiono ovunque. Chiunque ne può essere colpito non c'è distinzione di età, sesso o classe sociale, tutti ne sembrano, nello svolgimento del film, attratti e ossessionati.
In primis Toshio, padre di Shuichi, che è fin dall'infanzia il miglior amico, e qualcosa in più, della protagonista Kirie.
Toshio osserva, o meglio fissa, la spirale sul guscio di una lumaca e la sua ossessione lo pervade continuamente, in perenne ricerca di spirali ovunque.
Tutti i personaggi vedranno queste spirali, la regia di Higuchinsky le inserisce continuamente nelle sue inquadrature.
Che siano nuvole, ruote della bicicletta, la lavatrice, nella zuppa di Narum Roll, quindi anche sul cibo, insomma le spirali sono ovunque anche sugli stessi corpi delle persone.
Questo perché la morte nel film può colpire tutto e tutti in qualunque momento, senza che ci sia una motivazione logica apparente.
Del resto in Uzumaki non c'è razionalità, tutto è grottesco e surreale.
Anche l'utilizzo della cgi, il film è del 2000, non risulta “invecchiata” o brutta a vedersi perché volontariamente Higuchinsky non punta a ricreare un effetto reale, dunque non si viene a creare l'effetto di posticcio ma anzi la nuvola nel cielo in cgi che diventa una gigantesca spirale amplifica la tonalità fosse e surreale del film.

Lo stesso andamento del film è privo di raziocinio, nonostante le morti, le spirali che si formano dal nulla, i personaggi, il liceo continua normalmente la sua attività con la compagna di classi di Kirie che le chiede se ha studiato biologia. Non sembra ci sia grande preoccupazione nel villaggio di Higuchinsky, la vita avanza regolarmente in maniera del tutto illogica per quello che sta avvenendo.
Questa scelta aumenta ancora la portata del film, non solo della sua follia ma del concetto di inesorabilità della morte, nessuno ne può sfuggire, non ha senso chiedersi dei perché e di come si possa sfuggire ad una fatalità inevitabile.
Tramite le indagini del poliziotto sulla spirale, Higuchinsky mostra simboli mitologici, dragoni volendo forse dare una carica mistica e ancestrale alla vicenda, come scritto non viene mai data una vera spiegazione dell'origine del fenomeno, ci sono simboli e il J-Horror ne è per sua natura intriso.

Tutto il film catapulta lo spettatore in un'atmosfera di oblio pervadente e perenne, la scena di Kirie che attende sul tunnel(ancora il motivo della spirale) Shuichi è totalmente pervasa dall'oscurità il tunnel è buio, non c'è luce come non sembra esserci nessuna speranza per i personaggi, è appunto oblio.

Sono tantissime le trovate registiche di Higuchinsky che formano un'atmosfera folle e surreale, i già citati grandangoli, il montaggio serrato, le inquadrature sghembe e i movimenti di macchina che compongono il motivo delle spirali e sono proprio quest'ultime, il formarsi di queste dal nulla che provocano ansia e allo stesso tempo infondono un'anima grottesca al film.
Già le inquadrature sono per lo più sghembe e tetre, in più si formano delle spirali sotto la scale, alla fine dei corridoi, il mondo si contorce diventa irreale ed è questo il principale fatto che differenzia Uzumaki dagli altri J-Horror rendendolo unico.

Higuchinsky sa anche costruire scese tesissime ed inquietanti, la sequenza in notturna quando Kirie deve portare la cena alla famiglia di Shuichi è magistrale, l'inquadratura si ferma sull'esterno della casa e con un lento movimento di macchina all'indietro mostra formarsi, in sovrimpressione, la sagoma di un volto, probabilmente quello della stessa Kirie, la sequenza è inquietantissima, non ci sono jump-scare, il tempo è prolungato così come la tensione.
Alle atmosfere inquietanti si aggiunge la follia, occhi che ruotano a richiamare il cinema di Sam Raimi, morti pazze, corpi che si dilaniano, la soggettiva di un millepiedi e anche l'apparizione di un uomo-lumaca.
Il regista utilizza il body-horror ma non in un'accezione alla “Cronenberg” dove il mutare del corpo dell'individuo era scaturito da una reazione socio-politica, in Uzumaki è pura follia e irrazionalità.
Le morte, le spirali incombono su Kurouzu come la folata di vento che all'inizio del film colpisce Kirie di spalle sembra essere un monito della maledizione in arrivo.

Gli anni del decennio 2000 sono di passaggio, il crollo del muro di Berlino del '89 ha dato il via a una società più aperta ma gli effetti della globalizzazione sono ancora incerti così come è troppo presto per gli smartphone e i social.
Il presente e il futuro è dunque incerto e Higuchinsky esibisce tutto il suo pessimismo mostrando una spirale follemente mortale perpetua.
Giovani, adulti, non c'è distinzione la spirale colpisce tutti indifferentemente ma comunque sono gli adolescenti a rappresentare il futuro, Sekino, liceale e compagna di classe di Kirie, è una ragazza che vuole apparire, di fatto in un epoca ancora pre-social, Sekino già parla di mettersi in mostra, del far parlare di se e creare attenzione. La ragazza dice espressamente che la morte crea attenzione ed un modo per essere al centro dell'attenzione.
In Uzumaki anche gli adolescenti muoiono e questo forse è il loro modo per chiedere attenzione, perché il futuro è buio e oscuro.

Il film può anche essere letto come un coming of age della stessa protagonista Kirie, il passaggio verso l'età adulta che mostra un mondo complicato, non c'è più la fanciullezza, la spensieratezza ma vivere nel mondo reale, la vita da adulti risulta un incubo dove non bastano più la famiglia e le amicizie come protezione, ma anzi tutti possono morire, Kirie non può più affidarsi al padre Yasuo e a Shuichi ma se vuole sopravvivere deve riuscire a cavarsela da sola in uno scenario da incubo come del resto è la vita stessa.
Non a caso sia l'inizio che la fine del mostrano mostrano l'occhio, lo sguardo di Kirie con il suo voice over che parla di ciò che ha visto, questo va ad avvalorare la tesi che il film sia un coming of age tragico, plumbeo e pessimista di Kirie, il suo passaggio ad un'età adulta vista dal regista come oscura.

Tutto il villaggio di Kurouzu è come se gravitasse vicino a un buco nero, quando una massa orbita troppo vicino a un buco nero viene “spaghettificata”, il termine “spaghettificazione” è stato propri applicato al come i buchi neri “mangiano” le masse perché rendendo quest'ultima come fossero degli spaghetti. La stessa sorte tocca anche a Shuichi con il suo corpo che si contorce, si arrotola in una sequenza memorabile, Higuchinsky non pone enfasi sui tempi d'attesa, la morte semplicemente avviene proprio perché può avvenire in qualsiasi momento anche quando nessuno se lo aspetta, neanche lo spettatore.
Questa scelta rafforza e valorizza tutto il discorso sulla morte di Uzumaki.

Un caposaldo del J-Horror, un film folle che sa terrorizzare, creare ansia e dove Higuchinsky non lesina nel mostrare l'orrore folle tramite guizzi, trovate registiche e morti inscenate in modi grotteschi con soluzioni visive di grande impatto.

  • VOTO: 9
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