Con queste dovute premesse, The Oracle è il primo horror con elementi sovrannaturali della regista di cui la seguente trama.
Jennifer e Ray, moglie e marito si trasferiscono in un nuovo appartamento, reso disponibile causa la morte dell'anziana medium durante una seduta spiritica.
La protagonista Jennifer scoprirà di essere anch'essa una sensitiva e tramite una mano in pietra, l'oggetto che utilizzava la medium per le sue connessioni, riuscirà a contattare e sentire i defunti, dunque i messaggi di aiuto, le morti, le vendette da parte dello spirito di Graham che vuole regolare i conti, facendosi giustizia dall'aldilà di chi lo ha ucciso.
Eventi paranormali, incubi, visioni, nessuno sembra credere a Jennifer che arriva anche ad essere perseguitata da chi ha ucciso Graham.
Quindi la scia di morti con corpi disintegrati con tanti effetti artigianali e splatter.
Il film è ampiamente low-budget, è un b-movie, anzi forse anche z-movie, i difetti di produzione si notano, ad esempio ci sono stacchi e raccordi di montaggio abbastanza bruschi e netti, la recitazione in alcuni frangenti è quel che è, anche se in un certo senso gli eccessi, il sopra le righe e l'amatorialità si sposa con l'essenza del film stesso.
E' anche evidente come in certi frangenti la regia resta molto sui personaggi senza allargare troppo l'inquadratura, perché in una produzione a bassissimo budget non ci sono i mezzi per ricreare grandi scenari.
Verrebbe dunque da chiedersi per quale motivo bisognerebbe vedere, recuperare The Oracle se anche la regista stessa ride quando gli intervistatori le fanno notare che i suoi horror hanno dei fan e sempre Findlay ribadisce che in fondo sono film spazzatura.
Il fatto è che proprio per la natura di questi film, tra cui The Oracle ci si possono trovare inquadrature, scene divertenti, squallore ed eccessi inseriti di continuo che potrebbero incontrare il piacere di un appassionato di b-movie.
The Oracle è ambientato durante il periodo natalizio dunque Findlay utilizza moltissimi il colore rosso, sia tramite oggetti che tramite il sangue e il verde, soprattutto tramite i neon che creano un'atmosfera sovrannaturale.
Come già scritto Roberta Findlay era una tuttofare nel cinema quindi anche se questi film sono stati fatti solo per scopi commerciali, la regista ha una certa “artigianalità” nel giostrarsi in questa produzione low-budget quindi le varie scelte cromatiche, i neon verdi, le scene in rosso hanno, sotto un certo punto di vista, il loro “fascino” da b-movie con tanto di grana grossa e il girato in pellicola con i vari difetti del caso.
Nel film ci sono delle trovate, delle scene che hanno il loro motivo d'interesse, sempre contestualizzando in ottica di b-movie e produzione di basso livello, Findley proviene dal mondo dell'exploitation e del porno, la scena dove Farkas, donna vestita da uomo che agisce per conto di Dorothy, la moglie di Graham che voluto la morte del marito, uccide una prostituta riesce ad evocare un'immagine forte, di fatto la regista gestisce la scena come fosse un porno, dove si scopre che Farkas è in realtà una donna, e invece dell'atto sessuale conclude la scena con una forte violenza, dove Farkas uccide la prostituta.
L'immagine della donna uccisa distesa sul letto totalmente insanguinata è forte così come è ha il suo effetto l'inquadratura cupa con Farkas in piedi che osserva la prostituta morta, scena con tonalità scura e i rossi del sangue in evidenza.
Le morti che avvengono nel film hanno i loro spunti, Pappaas, l'uomo che all'inizio insegna a Jennifer come utilizzare la mano per connettersi con gli spiriti, inizia ad avere strane visioni, vede strani insetti e rettili, quasi dei mostriciattoli, che percorrono il suo(di Pappas), cercando di uccidere tali strane creature in realtà si pugnala il braccio con schizzi di sangue. Bella la scena dello schizzo di sangue conclusivo, Pappas finisce per pugnalarsi l'occhio con l'inquadratura sporcata dal sangue.
Findlay sa che questi film avevano il loro motivo di esistere e di essere visti solo per il sangue e gli effetti artigianali quindi non si fa remore a mostrare ed esagerare, infatti Jennifer vedrà il corpo di Pappas illuminato dal neon verde tutto insanguinato con un pugnale infilzato in un occhio.
In un film con questi propositi è scontato dire che quasi tutti in personaggi sono mere carne da macello, perciò altre morti da segnalare sono quelle di Ray che dapprima butta la scatola con dentro la mano nella spazzatura e poi attratto dalla strana colorazione che viene fuori, l'immancabile neon verde, gli viene staccata la testa da delle grosse manone mostruose gommose, dato che è un costume, la testa che viene staccata viene inquadrata e mostrato l'effetto artigianale.
Farkas invece nel tentativo di uccidere Jennifer dentro il manicomio vedrà apparire Graham sotto forma di zombie, anche questo illuminato di verde al neon, espediente che fa sempre il suo, quindi cerca di colpirlo con un'ascia ma trapassando il corpo spettrale colpire le tubature e liquidi che schizzeranno fuori farà sciogliere il corpo di Farkas con splatter in evidenza e vari liquidi, effetti melmosi.
La trovata forse più intrigante del film è il teschio di Graham che viene fuori dai fumi inquadrato in una scena totalmente immersa nel verde che si scaglia contro un altro scagnozzo di Dorothy.
Altre immagini da tener da conto sono le inquadrature sghembe sulla casa, dapprima della medium, ora di Jennifer avvolta nel blu notte, la scena dove la protagonista si sveglia e inizia le sue visioni con le luci al neon verde che dapprima le illuminano il volto e poi tuta la scena e la scena con sempre Jennifer protagonista che mentre è in bagno è scrutata dal mostro in gomma, con il dettaglio degli artigli che strappano le tende della doccia, inquadratura ancora una volta immersa nel verde che fa sempre il suo effetto.
A livello di narrazione il tutto è cercare dei pretesti per far avvenire le morti, sì c'è la vendetta di Graham che vuole uccidere la moglie che si è presa l'eredità e le fortune del defunto marito e anche gli amici, il marito di Jennifer che non le credono ritenendola pazza con un finale dove la protagonista prende definitivamente il posto della medium che appare all'inizio del film.
Certo, gli svolgimenti non sono granché esplorati e anche il come funziona la mano non è troppo specificato, di fatto Graham appare anche senza l'utilizzo dell'oggetto e agisce, uccide anche senza intercedere tramite Jennifer, situazioni non troppo chiare nel film ma del resto, come ormai intuibile alla stessa Findlay non interessava fare un film “solido”.
Per stessa ammissione della regista non c'è da cercare messaggi in chiave femminista o queer, Farkas che si veste da uomo ma in realtà è una donna, nel film, quello che è mostrato sono momenti e situazioni per arrivare a scene splatter, effetti artigianali e atmosfere al neon per vendere.
Però, forse inconsapevolmente, senza fare revisionismo ed etichettare The Oracle come gran film, tali scene e inquadrature hanno il loro fascino trash, anche i neon verdi riescono, a loro modo, a creare atmosfere suggestive e dal colpo d'occhio.
Findlay non si tira indietro nel mostrare, nello cadere nel ridicolo, di utilizzare colori, sangue ed effetti economici come la resa delle mani del mostro in gomma con effetto “goffo”.
In un periodo storico dove avviene il remake del film cult Street Trash e dove la saga Terrifier ha successo, riscoprire le immagini dei b-movie può trovare il suo senso di esistere.
Noi fan dell'horror non dobbiamo demonizzare e avere paura delle immagini, Findlay, forse e probabilmente senza volerlo, nei suoi horror, compreso The Oracle, aveva un certo occhio per le scene horror stesse, non si dava limiti ad andare nel trash ma anche visualmente tramite neon all'accesso, sangue e trovate bizzarre sull'orlo dello squallore.
Sono inquadrature che un regista come Leone, Terrifier saga, sa riprendere e dunque vale la pena non farle morire, ben consapevoli degli ampi limiti del film in questione.
Gli anni '80 erano gli anni dell'edonismo, l'epoca Reagan, quindi l'esaltazione dell'io e dell'individualismo, l'horror criticava tutti questi aspetti, i body horror di Cronenberg distruggeva i corpi in chiave socio-politica, proprio il corpo esaltato dalla cultura reaganiana dell'apparire viene smembrato, così l'ampio splatter degli horror '80s.
In The Oracle non c'è da cercare critica socio-politica ma essendo un film degli anni '80, creato con il solo scopo di far noleggiare vhs, riprende stilemi di altri film e Findlay, forse anche involontariamente, assimilando gli horror del decennio 80 all'interno del film ha ad esempio il personaggio di Dorothy che uccide il marito solo per avidità e per rilevarne l'azienda e lo stesso Graham, la sua vendetta, è pratica contro tutti, non solo verso la moglie.
In fondo anche se l'autrice stessa del film ha realizzato il film senza badare a messaggi, è il contesto stesso degli anni '80, degli horror del periodo che comunque incanala un filo conduttore.
In conclusione, un horror girato senza freno a mano tirato nell'inserire elementi sopra le righe, al limite del ridicolo in una produzione a bassissimo budget con dei guizzi che risultano, paradossalmente, piacevoli, apprezzabili dove il trash sembra incontrare un certo occhio, un certo sguardo nel costruire inquadrature che visivamente hanno il motivo di interesse quasi da essere accattivanti, appunto trash-art.
The Oracle si pone anche come una visione alternativa per Natale vista l'ambientazione, un horror b-movie colmo di splatter, effetti pratici ed economici e squallore volutamente inserito.
- VOTO: 6

