E' anzi preso in giro a scuola perché crede in Babbo Natale e gli stessi figli di David e Linda lo scherniscono.
Le due famiglie, nonostante la parentale di Sarah e Linda, sono diverse per estradizione sociale e culturale, sì, con toni comedy e sopra le righe Krampus mostra i battibecchi, i discorsi sulle armi, la ricchezza quindi le diversità tra le due famiglie che pian piano minano i sorrisi di facciata delle feste per manifestare invece un'antipatia tra i due nuclei familiari che viene fuori.
In questo scenario Max, sconfortato, strappa la lettera verso Babbo Natale, derisa dapprima dai cugini, quindi rinnega la fede verso il Natale e questo farà arrivare il Krampus con l'intento di distruggere la famiglia.
Max vorrebbe che tutto tornasse come prima, come quando la famiglia era unita, pronta ad addobbare la casa per le feste, stare insieme dunque c'è un richiamo al passato.
Make American Great Again è lo slogan di Trump, again per l'appunto, del resto un po' tutti i movimenti anti globalizzazione, anti-establishment invocano un, presunto, passato glorioso che dovrebbe tornare. La nostalgia si sa è un facile richiamo.
Omi, nonna di Max, da piccola ha avuto a che fare con il Krampus, fu lei stessa a evocarlo proprio per via dello stesso malcontento che ora attanaglia il nipote e che distrusse la sua(di Linda) famiglia.
L'oscurità quindi apparteneva anche al passato, Omi lo sa perché da piccola ha vissuto la sofferenza.
Krampus dove che uccide famiglie intere lascia un monito, un campanello con su scritto il suo nome come ricordo per ciò che è stato a chi ha espresso il desiderio, a chi ha perso la fede.
Nonna e nipote si comprendono, di fatto Omi è l'unica a credere a Max e di conseguenza max è l'unico a credere a Omi quando parla del Krampus, successivamente sotto l'evidenza tutti inizieranno a crederle.
Il film è un monito morale su ciò che si desidera, racconta della distruzione del nucleo familiare e contestualizzato negli anni a seguire e nell'evoluzione degli eventi storico-politici pone anche accenni interessanti a livello sociale.
Come Gremlins di Joe Dante, Krampus presenta toni da comedy-horror ed elementi da horror per famiglie dunque non c'è molto sangue mostrato e crudezza ma che comunque non si fa mancare elementi sovrannaturali, folli e soprattutto un senso di cupezza, un'atmosfera amara che pervade tutto il film fino alle fine, discostandosi da altri titolo del genere che spesso hanno un happy ending.
In Krampus non c'è spazio per buoni sentimenti finali, per una riconciliazione, l'oscurità regna e il Krampus risulta implacabile e inesorabile.
Sul lato comedy funziona benissimo la zia Dorothy da subito critica verso la cucina di Sarah, è schietta, pensa a bere, fa continue battute non sopportando l'ipocrisia familiare, infatti quando Max sbrocca è felice perché per le ha detto la verità, ciò che tutti pensano cioè che nessuno vorrebbe passare le feste tra parenti tra i falsi sorrisi e atteggiamenti di facciata.
Chiaramente durante lo svolgimento del film vista la terribile avversità, il rapimento dei figli di ambedue le famiglie, queste inizieranno a capirsi e a collaborare.
Dougherty inserisce momenti horror folli che si rifanno a Small Soldiers, sempre diretto da Joe Dante, con giocattoli, dolciumi, elfi in costume che prendono vita e attaccano i personaggi.
E' interessante notare come come peluche e giocattoli diventano dei villain, degli oggetti da incubo quindi il consumismo stesso che prende vita, che si fa minaccioso. La critica verso un Natale diventato ormai un mero momento di consumo facile è evidente, del fatto il film inizia con un centro commerciale preso d'assalto, quindi è il capitalismo del consumo sfrenato che si fa incubo, che incarna le fattezze del mostro pronto ad uccidere le persone.
Nel 2007 Dougherty aveva già diretto Trick 'R Treat, La Vendetta Di Halloween, il titolo italiano, dove già il regista aveva mostrato una buona fattura e confezione estetica.
In Krampus infatti si giostra bene tra atmosfere cupe, dark e conferma di saper costruire inquadrature suggestive.
Bellissima la scena dove Tom e Sarah in notturna con una fotografia cupa sul bluastro si siedono nella sala da pranzo vuota con la tavola in prima piano con tovaglia color bordeaux, marito e moglie guardano la desolazione fuori dalla finestra e la candela accesa sopra il tavolo dive i due personaggi. Tramite zoom in la macchina da presa si avvicina lentamente verso Tom e Sarh, l'inquadratura che fisicamente le dividi mostrandoli soli nello sconforto con toni plumbei mostra in realtà un riavvicinamento tra i due, la fiamma della candela è la passione che rinasce nel momento di difficoltà. Il registra costruisce benissimo il quadro con l'ambientazione dominante e i due personaggi seduti in fondo di spalle.
Ottimo anche quando Beth, sorella maggiore di Max, esce durante la bufera per andare dal ragazzo, lo scenario è sempre cupo dove il bianco della neve si mischia a un blu dark e Dougherty storce l'inquadratura a mostrare Beth di spalle di fronte alla casa del ragazzo avvolta dalla neve con un aspetto spettrale che anticipa l'attacco del Krampus.
Esteticamente d'effetto e atmosferiche sono le immagini nel finale di Max con il Krampus, sempre su tono oscuri i blu si mescolano con i rossi, si apre foro infernale dove quindi il mostro mitologico prende forza e carica minacciosa.
Non a caso nel 2019 Dougherty ha diretto Godzilla King of Monsters, film che al di la dei difetti ha delle immagini pittoriche e mitologiche bellissime che esaltano le figure dei Kaiju.
Il registra dimostra di avere occhio per la composizione delle inquadrature e di come creare atmosfera tramite queste.
Ci sono anche sequenze di tensione ben fatte, il lungo movimento di macchina che partendo dalla finestra mostra tutti i personaggi addormentati arrivando e fermandosi al camino col fuoco spento alimenta la tensione così come il movimenti di macchina sul soffitto che inizia a creparsi che segnala la venuta del Krampus.
Quindi Duogherty mostra sequenze di attacchi che richiamano anche Tremors, con gli elfi malefici che si muovono sotto la neve come i vermi giganti di Tremors si muovevano sotto il terreno.
Come soprascritto i momenti pazzi sono piacevoli, il tipici biscotti a forma di omini di cannella che prendono vita e attaccano hanno il loro perché, lo scontro di questi con David è ben resto come del resto gli altri giocattoli, il clown che mostra una bocca simile a quella dello xenomorpho di Alien, la bambola ricca di piume e l'orsacchiotto mostruoso che subisce lo sparo col fucile da Linda a creare un bell'azione.
Ari Aster nel 2018 ha diretto il grandioso Hereditary che, come in Krampus, ha nel cast l'attrice Toni Colette che è protagonista dell'ormai iconica scena della possessione dove si taglia la gola il sangue che sgorga.
In Krampus la stessa Toni Colette nel personaggio di Sarah è protagonista di una scena simile per impostazione, non comunque all'altezza per potenza e realizzazione a quella di Aster, dove viene impiccata dai giocattoli.
Nel presentare tanti personaggi alcuni non hanno un grosso sviluppo ne una forte caratterizzazione, ad esempio Beth scompare un po' subito così come i cugini di Max non hanno chissà quale spessore.
Volendo il film poteva il film poteva essere più sanguinoso e violento e alcune fasi degli attacchi, quindi più d'azione potevano essere meglio gestite.
Aldilà di questi difetti che si possono riscontare si è di fronte a una vera e propria fiaba dark che non lascia via di scampo, Dougherty dirige un horror che sa essere “cattivo” nel senso che nonostante alcuni toni da horror per famiglie il film non ha per nulla un happy ending.
Non c'è scampo per pentimenti e buone azioni last minute, Max di fronte al Krampus chiede di sacrificarsi in cambio di salvare la famiglia lo esorta a rinnegare il desiderio, a far tornare tutto com'era prima, quindi a rievocare ancora il passato.
In modo intelligente Doughety non mostra da subito il Krampus, crea mistero, mano a mano fa vedere le corna, in seguito gli zoccoli, inquadra la creatura a distanza e solo nel finale viene inquadrato il suo volto che di fatto rappresenta l'ombra di Santa Klaus.
Il finale mostra Max svegliarsi la mattina di Natale con la famiglia sorridente fotografata in modo lucente ma il realtà è tutto fittizio, le stesse luci sono altamente artificiali, il tutto è troppo luminoso infatti tutti i personaggi sono intrappolati dal Krampus a vivere nella scena natalizia all'interno della tipica palla di vetro natalizia.
L'ancestrale mostro mitologico sfoggia la sua collezione mostrando come non lascia mai scampo.
I tentativi della famiglia di riunirsi, i piani, i buoni propositi non hanno una buona fine ed anche si possono trarre riflessioni sociali e politiche in quanto una volta che arriva il leader che dovrebbe rimettere ordine, spezzare l'infelicità del popolo in realtà poi non si rivela tale, nel 2016 Trump vincerà le elezioni e nel 2024 le vincerà di nuovo.
Anche il fascismo di Mussolini entrò al potere con l'appoggio dei liberali, all'inizio, perché credevano fosse un fenomeno transitorio per mettere ordine ma poi tutta l'Italia si trovò dinanzi a una dittatura che durò vent'anni, quando si invoca il passato, la nostalgia, desideri tristi e cupi c'è da stare attenti perché il mostro è in agguato e scalzarlo poi risulta se non impossibile alquanto complesso, il Krampus come le dittature quando arriva miete vittime e non fa sconti.
Di fatto Max, in quanto ragazzo appena adolescente, rappresenta il futuro e il vedere una famiglia non coesa, un ambiente scolastico difficile, la mancanza di amicizie, crea il lui la disaffezione che si può proiettare anche a livello sociale e da qui il desiderio oscuro.
Se la società non è attrattiva per le nuove generazioni questa cessa di essere di esistere.
Horror quindi che presenta riflessioni sociali e al tempo stesso immagini atmosferiche con momenti di assalto fuori da righe che risultano piacevoli e che ha un finale amarissimo e cupo che si discosta dagli altri film del genere.
Buon film da vedere durante il periodo natalizio.
- VOTO: 7

