Nachts, Wenn Dracula Erwacht - Count Dracula

il conte dracula

  • Titolo: Nachts, wenn Dracula erwacht
  • Titolo internazionale: Count Dracula
  • Regia: Jess Franco
  • Paesi e anno di produzione: Germania, Italia, Lichstein, Spagna, 1970
  • Durata: 98 minuti

Negli anni '70 il gotico stava lasciando il passo al sempre più emergente New Horror improntato su tematiche socio-politiche e contestualizzato nel presente dove i villain non sono più dei mostri rinchiusi nei loro castelli ma sono uomini prossimi a noi, vicini a contestualizzare la società spietata.

E' nel proprio nel 1970 che Jess Franco fa la sua incursione nel mondo vampiresco dirigendo Il Conte Dracula, titolo dell'edizione italiana del film.
Franco è celebre per inserire forti note di eros nei suoi film e invece la sua versione di Dracula è volendo il film più “anti-Franco” sotto quest'aspetto nonostante, potenzialmente, la figura di Dracula si sposerebbe benissimo con intenti carnali e passionali, basta pensare al bellissimo Dracula di Coppola.
Dunque Jess Franco dirige un gotico dallo stampo classico e solido, senza nudità, senza troppi eccessi, abbastanza fedele al romanzo di Bram Stoker, dove però il regista, come suo solito, se da un lato riprende dalle produzioni più mainstream, dall'altro inserisce elementi e scene in contrasto con la classicità del genere.
La scelta del cast è d'impatto e di chiari intenti in quanto a interpretare Dracula c'è Cristopher Lee che ovviamente rimanda subito ai Dracula delle produzioni Hammer, quindi si comprendono bene le intenzioni del film e il cercare di attrarre spettatori grazie al noto attore; 
mettendo in scena un horror classico attrattivo per un pubblico già fidelizzato e abituato alle produzioni Hammer e al gotico che imperava negli anni '60.
Se la matrice del film è, gioco forza, classica con un occhio che punta ai film Hammer, Franco riesce comunque a inserire delle sequenze più personali, dove si nota il suo tocco per le scene, inquadrature fascinose e dove più che alla Hammer il regista guarda molto a Mario Bava.

La trama è quella di base, ormai, conosciamo tutti riguardo Dracula quindi Jonathan Harker si reca in Transilvania, nel castello del vampiro per curargli l'acquisto delle proprietà a Londra.
Jonathan nota delle stranezze all'interno del castello, la presenze delle tre vampire ma riesce comunque fuggire così insieme a Van Helsing, Quincey Morris e al Dottor Sewerd daranno la caccia al vampiro che recatosi a Londra sazia la sua sete infinita di sangue con dapprima Lucy e poi Mina, fidanzata dello stesso Jonathan.

Se si esclude il Nosferatu di Murnau, capolavoro espressionista del '22, Dracula era stato adattato come fosse un dandy, il vampiro aveva sempre il suo fascino sì dark ma anche seducente, non a caso il Dracula del '31 di Todd Browing interpretato da Bela Lugosi si può anche leggere come una critica alla monotonia, alla rigidità della borghesia, della tradizione a livello di mode, costumi, famiglia e società tant'è che i personaggi femminili del film sono attratti dal vampiro quindi da una figura al di fuori del tipico e rigido contesto.
Anche lo stesso Dracula interpretato da Cristopher Lee nel film del '54 di Terence Fisher ha il suo carisma e fascino.
Franco, invece, opta per un Dracula molto più vicino a quello di Stoker quindi più feroce e famelico.
Questa volta Cristopher Lee interpreta un vampiro dapprima anziano che ha bisogno del sangue, dunque proprio di sfamarsi, per essere giovane e in forza.
Più che sul lato dell'eros è proprio sotto l'aspetto della ferocia del vampiro che si insite maggiormente, non c'è dunque la passione tra Mina e Dracula come poi invece inserirà Coppola, qui Mina è semplicemente una vittima in più da mietere per il vampiro per dissetarsi e essere sempre in piena forza.

Come accennato il film ha le sue sequenze interessanti e che catturano l'occhio, l'arrivo al castello di Dracula avvolto tra la nebbia con la carrozza ha la sua ragion d'essere, buona anche la scena dove il vampiro, che si funge da cocchiere agli occhi di Jonathan, scende dalla carrozza per impartire ordini ai lupi, a scacciargli mostrando la sua padronanza nelle arti oscuri e il dominio sugli animali della notte. In questa scena sono presenti gli zoom, tanto cari al regista, sui lupi e sugli sguardi di Dracula e Jonathan.
Da notare come le ruote della carrozza sono di color rosso, a richiamare il sangue, la messa in scena è molto cupa e tutto il viaggio è contornato da una buona atmosfera.
Le inquadrature sul castello “abbracciato” dai rami dona mistero alle immagini, quindi il conte Dracula anziano che apre il portone e accoglie Jonathan è quasi una “sorpresa” per lo spettatore più abituato a vedere un Dracula più dandy con il volto dello stesso Cristopher Lee più giovane e aitante.
Gli interni del castello sono in penombra, con forti tonalità scure, in esterno, durante il viaggio in carrozza, la fotografia è molto incentrata su una palette cromatica “fredda”, tramite anche i filtri blu dove dominano colori, per l'appunto, sul blu, sul grigio tramite la nebbia e la foschia mentre invece gli interni sono sempre molto oscuri ma con tonalità più calde con colori come i gialli, marroni e rossi.
Questo da un lato è per cercare, a livello di storia, di mettere Jonathan dentro una situazione, solo apparentemente, accogliente ma è l'allestimento del castello stesso a denotare una condizione avversa.
L'arredamento del castello infatti non è minimamente barocco o lussuoso ma anzi è spoglio e questo alimenta la sensazione di inquietudine unita alla fotografia cupa.
A livello atmosferico è buona anche la sequenza del risveglio delle spose di Dracula, l'inquadratura fissa pone le bare in primo in piano deve le tre vampire, mostrate come fossero degli spiriti, si alzano e si dirigono verso Jonathan steso a terra in un'ambientazione tenebrosa.
Come fascino le sequenze che più colpiscono sono quelle con protagonista Lucy.
Franco si prende il giusto tempo per far uscire la ragazza dapprima dalla sua camera e poi dalla residenza perché attratta dal richiamo di Dracula, la sequenza risulta intensa contornata da una colorazione sul turchese che da un tocco sovrannaturale oltre che glaciale.
C'è fascino nell'incedere di Lucy, nell'uscire dalla stanza bel inquadrata con le finestre circolari, la discesa dalle scale, l'apertura del portone crea un'ottima inquadratura dove si denota l'occhio del regista, quindi gli esterni anch'essi molto freddi e cupi, le inquadrature che cambiano angolazione per creare ansia, inquadrature dal basso verso l'alto, Mina che si sveglia e segue la sua amica fino chiaramente all'arrivo di Dracula chiaramente nell'ombra.

Il film mostra anche una sequenza davvero folle, quasi ad anticipare lo stile di Sam Raimi; il gruppo degli uomini si reca nella dimora londinese del conte per darle fuoco e in quest'ambientazione Franco crea un susseguirsi di zoom su una moltitudine di animali imbalsamati, dunque “pupazzosi” quali volpi, tassi, uccelli e tantissimi atri per un'escalation interminabile.
La sequenza è sia grottesca che ironica quindi a suo mondo pazza, con l'apice del mostrare anche uno squalo, le tempistiche sono prolungate mostrando lo humour del regista.

Tra tende, lenzuola e velluti rossi, Franco colora gli interni del castello di Dracula e della dimora di Van Helsing con il colore tipico del sangue, in queste occasioni la messa in scena risulta più classica ma forse più che richiamare alla Hammer stessa, c'è uno sguardo sul cinema e sul colore di Mario Bava.
Le scene con Mina in ambienti contornati dal colore rosso viene fuori il lato estetico del regista che crea buonissime inquadrature dimostrando la sua ottica e il suo sguardo nel mostrare i corpi femminili.
Quindi la sequenza di Dracula che si avvicina a Mina distesa sul divano coperto dal velluto rosso e Van Helsing che ferma il conte disegnando sul pavimento in legno una croce di fuoco.

L'influenza di Mario Bava si manifesta all'ennesima potenza quando Mina, da sola, sta assistendo all'opera, il teatro è ornato dal rosso con una fotografia e messa in scena molto tetra.
Franco mostra il primo piano della ragazza con un taglio dell'inquadratura notevole, il volo di Mina è illuminato mentre il corpo è ombroso che contrasta l'abito bianco, sulla tenda rossa, che si stanzia alle spalle di Mina, è in evidenza l'ombra della ragazza; il lento movimenti di macchina, introduce, svela il volto del conte illuminato dal colore rosso. Stacco sul primo piano dello stesso Dracula immortalato nel suo rosso sangue e da qui il suo avvicinarsi a Mina per tapparle la bocca, immobilizzandola, con il dettaglio dei guanti neri in pelle proprio come se si fosse in un tipico giallo-horror italiano di cui lo stesso Bava è uno dei massimi esponenti.
A livello visivo e d'impatto questa è probabilmente la migliore sequenza dell'intero film.

Va comunque riconosciuto che il film porta con se i segni del tempo.
Quando compaiono i pipistrelli, questi si notano che sono fin troppo finti e attaccati con un filo, così come alcune scene che mostrano i ragni hanno una resa abbastanza fittizia.
Sotto quest'aspetti quindi il film può risultare un po' datato.

A livello di scrittura nel voler mettere in scena il romanzo di Stoker in una durata, comunque, contenuta in proporzione al romanzo stesso, qualche passaggio risulta troppo frettoloso e non tutti i personaggi hanno la loro valenza.
Nel terzo atto ad esempio si corre un po' troppo, si passa da Londra alla Transilvania troppo velocemente e non viene mostrato come Jonathan e compagni raggiungano Passo Borgo prima del conte.
Anche le tre spose di Dracula hanno momenti un po' troppo fugaci così come il loro esisto che poteva avere maggior enfasi e impatto.

Da segnalare la presenza di Klaus Kinski nei pazzi di Renfield che dona un'interpretazione schizzata che Franco enfatizza con l'ambientazione bianca del manicomio, della stanza del servo di Dracula che inquadra spesso con il grandangolo per distorcere lo spazio visto lo stato mentale dello stesso Renfield.

I difetti soprascritto sono presenti in tanti e diversi film dei decenni passati e nel complesso non minano il risultato finale del film che certamente non è il miglior, ne tra i migliori adattamenti di Dracula ma è un gotico solido che ha i suoi guizzi e scene degne nota.
Franco si contiene non mostrando ne troppo sangue ne nudità, sotto quest'aspetto non è tra i film più personali del regista ma è comunque la sua incursione del mondo vampiresco dove ci sono sequenze ben dirette che hanno il loro fascino, il carisma di Cristopher Lee è presente per un film che dunque sa donare una visione piacevole.
Il regista dimostra di saper girare un gotico che all'apparenza è di stampo classico ma che ha guizzi personali e momenti di contrasto con le produzione Hammer e gotici dell'epoca, come Lucio Fulci, Jess Franco mina il genere stesso del film tramite trovate fuori dal canone che impreziosiscono l'opera.

  • VOTO: 7,5
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