Per quanto concerne la trama, Franco riprende e ribalta il classicismo di Dracula in quanto, per lo più, i tipici personaggi maschili della storia sono delle donne; dunque l'avvocato Linda, attratta e chiamata dalla contessa Nadine, si reca nella tenuta di quest'ultima. La contessa era un'amante di Dracula ed è stata vampirizzata dal celebre conte, a suo volta però Nadine odia gli uomini, è attratta e ammalia le donne tra le quali Agra che è richiusa nell'istituto curato dal Dottor Seward, Agra sarebbe il contraltare di Renfield nella storia originale di Dracula.
Linda inizierà ad essere stregata da Nadine, dunque le voglie e i desideri delle due donne avversati dal fidanzato di Linda stessa che inizierà a cercare la ragazza e indagare sulla misteriosa vicenda e la parte più “razionale” di Linda che tenta di combattere l'ammaliamento della vampira.
Franco era un distruttore, nel senso che molto spesso dirigeva film che seguivano il successo di opere dal buon incasso o filoni di successo, come i film Hammer, ma il regista inseriva il suo estro fascinoso, la sua follia come nel caso de Il Conte Dracula con la sequenza degli animali, e le forte spinte erotiche.
In Vampyros Lesbos i vampiri possono tranquillamente stare sotto il Sole, camminare di giorno e in particolare la scena dove viene mostrata la contessa Nadine in bikini, abbronzata, mentre prende il sole è una chiara provocazione al fatto che, tipicamente, i vampiri sono refrattari alla luce del Sole, Franco sceglie un'immagine fortemente provocatoria e ironicamente consapevole, facendo comprendere da subito allo spettatore che Vampyros Lesbos è un film di Jess Franco dove l'autore distrugge, dissacra i film gotici di stampo di classico e la storia del vampiro per eccellenza, Dracula.
A contrario dei gotici dell'epoca, dei film Hammer, la figura del vampiro, la contessa Nadine, non è una predatrice feroce e inarrestabile, non ha il ghigno malefico ma anzi è un personaggio con una forte tristezza di fondo che si sposa con i toni malinconici che pervadono il film.
Nadine uccide perchè ne ha bisogno, ha il desiderio di avere rapporti sessuali con le altre donne e allo stesso tempo ha bisogno di sangue, ne viene fuori un personaggio impattante a livello scenico, sensuale ma anche “debole” nel senso che porta dietro un fatalismo di fondo che pervade le azioni della vampira.
Il cuore pulsante del film è la fortissima tensione lesbo-erotica tra Lidia e Nadine, come già mostrato ne Il Conte Dracula, nello specifico nel rapporto tra il vampiro e Lucy, l'attrazione è mostrata, in Vampyros Lesbos in maniera superiore rispetto al precedente film vampiresco del regista, tramite momenti onirici e fasi dove Lidia sembra non avere il controllo di se.
Dunque l'ottima sequenza di apertura dove Nadine si esibisce in uno spettacolo erotico, intervallato, con montaggio alternato, dal sogno di Lidia che vede sempre Nadine che la chiama fino a quando le due non si apprestano ad avere un rapporto di passione carnale.
Tutte le sequenze che vedono le due protagoniste femminile interagire insieme sono artistiche e visivamente egregie, il colore rosso è dominante, sangue e passione, quindi l'atto del morso, la connessione tra le due che si intensifica e la meravigliosa sequenza dove Lidia sale le scale a chioccia con una fotografia totalmente inebriata dal rosso quasi in stile Mario Bava e successivamente percorre il corridoio per arrivare da Nadia che tramite i suoi poteri da vampira la sta ammaliando per condurla da lei.
La sequenza è impattante e atmosferica, si crea tensione e sensualità, lo scenario è fortemente evocativo, messo in scena meravigliosamente, con il rituale di sangue in essere, sangue che nel film richiama sempre all'eros quindi al sesso.
Nel film vengono presentati diversi simboli, su tutti lo scorpione e il mare.
Lo scorpione rappresenta la stessa Nadine, l'aracnide colpisce, trafigge e inala veleno mortale alle sue vittime, allo stesso modo la vampire tramite il suo morso, perfora le giovani donne e tramite il sangue può trasformarle in vampire. Franco, tramite montaggio, intervalla spesso le azioni di Nadine all'inquadrare uno scorpione, così come nel finale lo scorpione morente anticipa l'esito finale della vampira.
Il mare può avere molteplici aspetti, calmo, burrascoso, l'elemento naturale scandisce l'avanzare del film, le onde, il mare tempestoso simboleggiano le forti pulsazioni del film, gli istinti che si scaldano e si animano, la morte, il sangue e anche i desideri più voluttuosi.
Il desiderio stesso è una tematica importantissima del film, sempre per distaccarsi e smarcarsi dalle produzioni più mainstream, il dottor Seward vuole essere vampirizzato, vuol far parte dell'ordine oscuro ma Nadine vuole solo donne con se.
Allo stesso modo, Morpho è l'aiutante della vampira, lui la ama ma di fatto è semplicemente il braccio forte, colui che tramite la forza esegue gli ordini di Nadine, dunque l'amore non è corrisposto.
Nadine stessa è attratta da Lidia ma quest'ultima ha un'anima che non la fa distaccare dal proprio fidanzato ed è restia al diventare una vampira.
Dunque in Vampyr Lesbos si parla di desideri non corrisposti, di amori che non vanno in porto, istinti che sfociano nel sangue e nella morte.
Il regista stesso amava fare dei cameo o comunque interpretare personaggi minori nei suoi film, nello specifico Franco è Memmet, il marito di Agra prima che seguisse la contessa Nadia.
Memmet è vendicativo e sessualmente represso, cattura, tortura e uccide le ragazze che si apprestano ad andare dalla vampira, le vuole, le desidera perché ha perso Agra ed è diventato un uomo violento.
Anche qui si parla di desideri malsani, forti pulsazioni che sfociano in atti atroci e sempre l'istinto sessuale, Memmet che vuole Lidia per se, che finisce con la morte.
Del resto anche le esibizioni erotiche di Nadia si concludono sempre con la vampire che morde una ragazza, Franco è chiaro, nel film l'eros, il sesso è sinonimo di sangue e morte.
La narrazione del film è volutamente sconnessa perché catapulta lo spettatore in una dimensione surreale, inebriato dalla carica vampiresca di Nadia, ne risulta ipnotizzato e catturato da atmosfere malinconiche, Franco non fornisce spiegazioni, non costruisce il background dei personaggi, sono dunque le sensazioni, le percezioni che guidano il film, l'incidere di questo avanza tramite le immagini, le fortissimi inquadrature dal grande impatto visivo.
Vampyros Lesbos è dunque un viaggio tra gli affreschi che crea il regista, la malinconia di fondo, l'horror, il sangue e la sensualità.
Nadia dunque diventa quasi una figura eterea, le sue nudità, il come viene inquadrata, la carica erotica, Franco gioca con le aspettative dello spettatore, la vampira è oggetto del desiderio degli uomini ma lei è attratta dalle donne e ha occhi solo per il sesso femminile.
Quindi gli oggetti di scena quali sciarpe, tende, candele che coprono le parti più intime di Nadia raffigurano la proibizione, l'inaccessibilità della vampira nei confronti degli uomini e del pubblico più voyeuristico.
Dunque è il mare stesso, le insistite inquadratura sul paesaggio marittimo, sulla barca, gli interni delle abitazioni, la tenuta di Nadine con quei rossi in evidenzia, i lunghi corridoi, le scale a chioccia, le ambientazioni tout curt a scandagliare l'avanzare del film, è la regia di Franco, le sue inquadrature artistiche e le sensazioni che queste evocano a creare la narrazione tramite tensione, atmosfere horror ed erotiche.
La colonna sonora è un aspetto fondamentale del film, le tonalità psichedeliche aumentano la nebulosità dello svolgimento, il non spiegare, anche il non insistere nelle motivazioni dei personaggi, acquisisce, paradossalmente, un suo fascino perché tutto il film acquisisce una dimensione surreale, del resto la figura del vampiro trascende le leggi dell'umana comprensione.
Il tutto è un inebriante viaggio contornato da onnipresenti colori rossi, quindi anche quando il sangue e la morte non sono mostrati in realtà sono sempre presenti per ciò che il colore rosso evoca.
Sono diverse le scene, le immagini atmosferiche ed artistiche del film.
La sequenza iniziale dello spettacolo erotico al club, lo scenario è scuro e la scena dove Nadine si specchia con una luce verde che infondi toni surreali tra l'oscurità mostra subito l'estro del regista, lo specchiarsi richiama il doppio e più probabilmente la ricerca dell'altra se, nello specifico di Linda.
Non a caso la connessione tra le due ragazza è intensa, Franco utilizzati i suoi amati zoom per entrare dentro i personaggi enfatizzando la sinergia tra le due anche con continui campi e controcampi con scambi di primi piani a creare complementarità.
L'immagine onirica della vampira stesa a terra che alza le braccia come ad abbracciare la cinepresa, quindi lo spettatore, è sempre una chiamata per Lindia, la scena è illuminata dal tipico rosso del film che rende il momento evocativo e seducente.
Come già accennato, è incantevole la scena di Lindia che percorre le scale a chioccia, lo scenario è illuminato dal rosso che anticipa il richiamo di sangue, in tutte le accezioni del film, e dal verde surreale. Così l'inquadratura di Nadine che attende la ragazza guardando in lontananza il corridoio, solo questo, contornato da una luce rossa rende sempre la circostanza fuori dal normale e fantastica.
Grandiosa è la scena della contessa nuda in piscina con la lunga sciarpa rossa intorno al collo che crea, di fatto, una scia di sangue e, per l'appunto, il sangue sulle labbra di Nadine dato che ha da poco morso Lindia.
E' anche doveroso parlare degli interni della tenuta di Nadine, in particolare i set in bianco con oggetti sia rossi che neri e il visionario tappeto rosso sul soffitto, l'effetto sotto-sopra che si viene a manifestare è ancora una volta la rappresentazione di come il film è irreale, Franco tratteggia una composizione incantevole che non bada nel dare spiegazioni o approfondire troppo i personaggi, il tutto si svolge a livello immaginifico e prende forza tramite le immagini.
Il risultato è straordinario, un racconto irresistibile fatto di suggestioni ed emozioni dove Franco si discosta totalmente dai gotici classici, ribaltando il mito di Dracula e i classici Hammer.
La poetica del regista viaggia a livelli altissimi, orrore ed eros vanno all'unisono così come la splendida fotografia che crea sempre grandi atmosfere.
Desideri, passione, vendetta, repressione, sangue, morte, Vampyros Lesbos è un culmine di sentimenti che chiamano sempre il sangue.
Il capolavoro di Jess Franco.
- VOTO: 10

