Le Calendrier - The Advent Calendar

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  • Titolo: Le Calendrier
  • Titolo internazionale: The Advent Calendar
  • Regia: Patrick Ridremont
  • Paesi e anno di produzione: Belgio e Francia, 2021
  • Durata: 104 minuti

Durante il periodo natalizio concetti come sogni, desideri, l'attesa hanno maggior forza ed è proprio nel mese di Dicembre che è ambientato The Advent Calendar.
L'avvento è il tempo liturgico che, nel credo Cattolico, porta al Natale dunque risulta essere una fase di attesa e preparazione per il credente.
Nel film l'oscurità pervade tutto questo periodo e l'ambientazione natalizia diventa alquanto cupa.
Sogni infranti, desideri che hanno conseguenze tragiche e la scelta finale tra l'egoismo e l'altruismo costruiscono un lato psicologico del film e uno scontro, un dualismo se accettare o meno la via intrapresa tramite il demone.

Eva è una ragazza divenuta paraplegica causa incidente stradale, il suo sogno di diventare una ballerina professionista è andato in frantuma e ora vive a casa da sola senza nessuno in famiglia dato che il padre ha l'Alzaihmer e la madre non c'è più.
L'amica Sophie le regala un calendario dell'Avvento in legno antico ricco di simbolismo religioso cristiano.
L'oggetto, somigliante a un cuckoo, prevede dei dolci da dover mangiare e nella carta li avvolge ci sono delle istruzioni e indicazioni.
La protagonista Eva inizierà il percorso del calendario e i dolci avranno degli effetti sovrannaturali, all'inizio benevoli per la ragazza ma che come contraltare richiedono, in senso letterale, dei sacrifici.
Il calendario dell'avvento ospita infatti un'entità demoniaca che porrà Eva davanti a delle scelte morali nel vedere fino a che punto la ragazza può spingersi in la per (ri)avere la vita che sognata.

Il nome della protagonista non è casuale, Eva rimanda al personaggio biblico, alla tentazione del serpente, dunque Satana per il credo cristiano; allo stesso modo la ragazza di The Advent Calendar è tentata del demone.
Eva ha perso tutto, non ha una famiglia con cui appoggiarsi o fare affidamento, a livello lavorativo è costantemente ripresa e non ben vista dal capo, a livello sociale ha l'amica Sophie che ogni tanto la passa a trovare ma anche la migliore amica deve pensare in primis ai suoi bisogni; proprio riguardante i bisogni, Eva, essendo paraplegica, non può provare piacere sessuale quindi è restia ad approcciarsi con i ragazzi.
E' insomma una ragazza spenta, triste.

L'attivazione del calendario dell'avvento porta Eva dapprima a socializzare con il ragazzo che le piace, William, ad arricchirsi economicamente ed anche a riavere l'uso delle gambe.
Il demone ridà alla protagonista l'opportunità di avere, all'apparenza, una vita da sogno con ricchezza e un corpo di nuovo in forma.

Questo però ha un costo, il demone richiede sacrifici di sangue, dunque il peso sulla coscienza di Eva è altissimo.
Dunque ecco la tentazione che il demone fa alla protagonista con questa costretta a dover scegliere dato che non si può sfuggire al calendario dell'avvento una volta attivato il meccanismo, altrimenti il demone ucciderebbe la stessa Eva. 

La regia di Patrick Ridremont enfatizza il concetto di solitudine e isolamento di Eva mostrandola sola dentro casa, posizionandola in scena in modo mai confortante costruendo quindi inquadrature tese.
La fotografia gioca su tonalità scure e cupe, gli interni dell'abitazione della protagonista sono contornati da tantissime ombre e angoli bui.
Questa scelta amplifica la tensione perché lo spettatore sembra aspettarsi, è in attesa, della comparsa del demone tra le ombre.
Dato che Eva, sia a livello caratteriale che a livello espressivo di messa in scena, non è piena di se, è inquadrata spesso a distanza a dare anche la percezione che sia osservata, alimentando la presenza del demone e la sua forza che guida le azioni della ragazza.

Negli horror moderni la casa è spesso il luogo dove si manifestano gli orrori e dove si vedono manifestare i traumi e le paure dei protagonisti.
Ne è un esempio Babadook e come il film di Jennifer Kent ce ne sarebbero molti altri.
Non è un novità nell'horror il fatto che la casa diventa un luogo inospitale e oppressivo ma negli horror moderni c'è maggiore insistenza sul concetto del sovrannaturale che si manifesta come trauma, dunque l'orrore diventa soggettivo, personale in base al personaggio stesso del film e dalla situazione in essere.
Il calendario dell'avvento mette alla prova, tenta, chi attiva il meccanismo instaurando un rapporto esclusivamente bilaterale e infatti gli altri personaggi che provano a interagire con l'oggetto fanno una brutta fine.
“Se lo butti via io ti uccido” questo c'è scritto, in tedesco, sul retro del calendario dell'Avvento, “Ich” in tedesco dunque l'io è rimarcato.
Il demone stesso nel film viene chiamato Ich, la scelta è dell'individuo, è dell'io, è personale e vista l'antichità dell'oggetto perdura, è reiterata nel corso nel tempo.
Ichi, l'entità demoniaca, esaudisce i desideri e in cambio chiede a colui che attiva l'oggetto di sacrificare chi gli sta più vicino, i legami affettivi.

The Advent Calendar metta in scena il dualismo, nel calendario dell'Avvento ci sono pitture religiose, immagini di Gesù ma al suo interno c'è il demone a marcare una dualità e uno scontro ancestrale a livello religioso e di spirito.
Il conflitto è dato chiaramente dal personaggio di Eva stesso, il sogno infranto quindi il confronto tra ciò che poteva essere e ciò che invece offre il presente, gli incubi della protagonista e la successiva opportunità, seppur tramite macabre e sanguinarie condizioni, l'opportunità di rifarsi una vita.
Il film inizia nell'ambientazione di una piscina dove l'inquadratura è divisa a metà dal trampolino per i tuffi, dalla parte sinistra si vede emergere dall'acqua Eva.
Patrick Ridremont da subito a livello d'impatto scenico crea un dualismo, dividendo in due l'inquadratura è che se l'animo stesso della protagonista fosse diviso e tale scelte registica sarà marcata anche in altre occasioni come quando tramite le finestre, sempre l'inquadratura, sarà divisa in due.
L'anima, la vita spezzata di Eva, l'opportunità di abbracciare il patto demoniaco e dunque la scelta finale, vivere nel suo corpo che può utilizzare per ballare, provare piaceri sessuali ma in una vita colma di morte oppure far tornare tutto all'inizio, prima dell'arrivo dell'oggetto maledetto azzerando dunque tutte le vittime e i sacrifici ma accettando una vita perennemente in sedia a rotelle.

Se dunque il demone è espressione dell'io, Ich per l'appunto, basta un minimo rimorso, pensiero negativo a innescare l'entità e la scia di morte.
La vita di Eva è colma di insoddisfazioni dunque abbondano le potenziali vittime.

Nelle numerose morti che avvengono nel film, spesso, non viene inquadrato il momento stesso dell'uccisione questo perché la narrazione è incentrata dal punto di vista di Eva, quindi il concetto dell'io che si rafforza.
E' la protagonista stessa infatti che scopre i cadaveri o viene a sapere della morte dei vari personaggi.

A livello estetico Patrick Ridremont oltre a gestire un'atmosfera cupa, inserisce nel film luci pop che richiamano il cinema di Mario Bava o comunque Suspiria di Dario Argento, che a sua volta era sempre debitore di Bava.
Quindi luci rosse, blu, viola, i colori pop creano fascino e aumentano l'anima sovrannaturale del film e mostra anche un certo sguardo, uno stile del regista alla sua opera prima.

Ci sono infatti diverse uccisioni, scene di morte accattivanti e ben gestite, su tutte spicca la sequenza dove il violentatore di Eva viene schiacciato, contorto dalla sua macchina in quanto il cagnolino di Eva mentre morde, il modellino di un'auto, effettivamente è l'auto stessa del violentatore ad accartocciarsi con un montaggio alternato tra l'uomo sempre più in balia della situazione e le fauci del cane, la macchina che viene sgranocchiata.
Sempre con protagonista il cane, sono buonissime le scene dove l'animale si avvicina al calendario con queste luci rosse e viola.
E' violenta e cruenta la sequenza dove Eva ascolta i rumori, le urla di Sophie mentre sta facendo sesso con il ragazzo ma le grida sono perché è Ich che entrando in azione uccide i due con i corpi mostrati feriti e sanguinanti per la sequenza più sanguinosa dell'intero film.
Si arriva in seguito al confronto tra la protagonista e il padre dove la ragazza è chiaramente titubante, ma vuole arrivare fino in fondo nonostante ciò significa compiere un atto così atroce, uccidere il proprio padre, quindi le tempistiche più rallentate per far esaltare il momento.

Patrick Ridremont è appena al suo secondo lungometraggio, dimostra di avere gusto per le scelte cromatiche e per le suggestioni delle inquadrature, chiaramente nella molta voglia di mostrare, di creare guizzi visivi ogni tanto un po' si eccede quindi qualche apparizione di Ich è migliorabile per resa visiva ma nel complesso la messa in scena è proprio un aspetto che arricchisce il film con i rossi, i blu, i viola e le atmosfere a richiamare il cinema di Bava.

Nel finale Eva viene messa alla prova, è di fronte ad una scelta catartica, godersi definitivamente il nuovo corpo con cui divertirsi ma in una realtà dove tutti i suoi amici, la famiglia sono morti, il film mostra, un anno dopo, un uomo affranto recarsi nella casa di Eva dove la porta si spalanca e qui The Advent Calendar si chiude.
Il fatto che l'oggetto si è ripristinato, che Eva abita ancora nella stessa casa, la porta che si apre senza che lei si faccia vedere dimostra come la scelta della ragazza è stata quella di azzerare tutto, quindi tornare a vivere in sedia a rotelle ma dove il padre, e gli amici sono in vita, quindi non accettando la tentazione del luciferino demone Ich.

Buon film, buon horror con il suo da dire e senza dubbio con bellissime atmosfere, ottime scelte cromatiche e alcune scene di morte ben eseguite.

  • VOTO: 7
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