Heretic

heretic

  • Titolo: Heretic
  • Regia: Scott Beck, Bryan Woods
  • Paese e anno di produzione: Stati Uniti, 2024
  • Durata: 111 minuti

L'horror Heretic tratta di tematiche religiose, interrogandosi sul significato, sulla funzione delle stesse ponendo riflessioni interessanti con uno stile sia divertente che tensivo.
Dunque il paragone tra le religioni e le pubblicità, le agenzie di marketing, i concetti di fede e di credo e su tutto il controllo, l'aspetto cardine del film, sono aspetti trattati in Heretic che gioca a tratti tra reale e paranormale, sul mistero dove le due ragazze missionarie sembrano essere delle vere e proprie pedine dell'enigmatico mr. Reed che agisce come fosse un controllore supremo, per l'appunto come una divinità , per dimostrare la sua tesi, l'unica vera religione.

Le due ragazze missionarie, sorella Barnes e sorella Paxton, di religione mormona, per lo specifico, Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, fanno tappa tra le varie casi di possibili nuovi fedeli fino a imbattersi nell'abitazione del misterioso mr. Reed. Qui i tre personaggio avviano una discussione sulla religione dove Reed mostra una profonda conoscenza e tramite mind games inizia a anche a sondare, testare le due giovani ragazze che vengono di fatto intrappolate all'interno della casa. Lo scopo di Reed è quello di mostrare l'unica vera religione che sembra aver scoperto giocando con il credo di Barnes e Paxton e mano a mano smontando le loro convinzioni.
Le giovani ragazze finiranno per essere pedine dell'orchestrato di Reed e cercheranno di escogitare metodi di fuga e allo stesso tempo di svelare il grande mistero dietro la figura, i discorsi e il piano di Reed.

Il film inizia subito in modo alquanto significativo, Barnes e Paxton sono sedute su una panchina mentre parlano della pubblicità di un preservativo collegato al discorso del marketing, dicendo che questo meccanismo possa “entrare” nelle menti delle persone per far credere quello che vuole esporre. Successivamente tramite movimento di macchina a indietreggiare, zoom out, viene mostrato il cartellone della pubblicità del preservativo attaccato nella panchina.
Il duo alla regia, Scott Beck e Bryan Woods, mette subito in in risalto l'aspetto del marketing, del brand che sarà importante nel film, collegandolo alla religione, e allo stesso tempo fa comprendere come i toni del film sono sopra le righe, divertenti, dove comunque in seguito l'evolversi avrà elementi di tensione, mistero e horror.

Man mano che le discussioni tra i tre personaggio si fanno più intense, Reed in una delle scene meglio riuscite dell'intero film paragona le religioni al gioco del Monopoly facendo associazioni tra le varie fedi e i brand, il marketing, come il Monopoly è in realtà una sorta di plagio di un gioco che non ebbe successo, lo stesso lo sono le religioni, cristianesimo e l'islam derivano dell'ebraismo che a sua volta ha elementi simili alle religioni sumero-accadiche.
Reed con i suoi discorsi sopra le righe cerca le reazioni delle due ragazze, minando le loro convinzioni, dunque anche i riferimenti alle religioni pre-cristiane che avevano lo stesso figli di divinità e resurrezioni.
L'aspetto pop del paragone tra brand, giochi, citazioni, musica e i credi religiosi risulta interessante e posto in modo convincente anche grazie alle prove attoriale, su tutte quelle di uno Hugh Grant, nei panno di Reed, in grande forma.

Tutto il primo atto del film risulta ben gestito, pregno di mistero e anche teso, i continui dialoghi ben scritti, gli atteggiamenti di Reed alimentano la tensione.
Scott Beck e Bryan Woods sono infatti bravi a costruire la tensione e poi rifilare momenti divertenti, quindi elementi piacevoli come il gioco, la torta di mirtilli diventano momenti di atmosfera che aumentano i toni misteriosi del film e del personaggio di Reed.
I mind games iniziali diventano sempre più una vera e propria partita a scacchi e non è un caso la trama del maglione di Reed che ha un motivo, per l'appunto, a scacchi a richiamare una scacchiera come del resto anche l'inquadratura iniziale mentre le ragazze percorrono le scale che raffigura proprio la trama di una scacchiera.
Come un dungeon masters, o meglio come una divinità, visto il contesto del film, Reed sposta le sue pedine, ha i suoi modellini e ha tutto sotto controllo.
Anche l'abitazione risulta essere una trappola piena di ingranaggi, come la l'attivazione o meno della luce, le porte, i sotterranei dove Barnes e Paxton vengono intrappolate.
I due registi infatti tramite specifiche inquadrature infondo la sensazione di prigionia delle due ragazze, il cancello della casa che si chiude andando a mostrare il lucchetto della bicicletta ne è un esempio come anche l'inquadratura in esterno dove Paxton è inscenata tra la finestra come fosse ingabbiata.
I movimenti di macchina a cambiare i punti di vista enfatizzano i toni di mistero e la progressiva sensazione di disorientamento che provano le ragazze.

Il concetto che Reed vuole far emergere è che l'unica vera religione è il controllo, proprio perché tutte le religioni non fanno altro che indottrinare, programmare i propri fedeli secondo un determinato credo per farli agire in determinato modo.
Proprio per questo per Reed è facile leggere le mosse delle due ragazze, risultando sempre essere un passo in avanti,
Quindi come le religioni esercitano un controllo sui fedeli, Reed fa lo stesso con Barnes e Paxton mettendole di fronte a dubbi e situazioni sempre più intricate.

E' intrigante quando una volta rinchiuse nei sotterranei, Reed mostra alle due ragazze una donna raggrinzita e inscenata come fosse posseduta, qui il padrone di casa dice alla ragazze che la donna è pronta a risorgere creando per forza sgomento e cercando reazioni.
Heretic gioca molto su tali aspetti, mettere le ragazze di fronte alle profezie, agli scritti dei testi sacri, Ree li ripropone.
I toni del film giocano bene sul mistero, sul surreale con venature horror in questi momenti, la donna sembra effettivamente risorgere ma Paxton nota qualcosa che non va anche sul come la donna, in teoria, risorta poi recita la profezia.

I primi due atti del film sono i migliori, toni pop, sopra le righe, tensione, mistero, il tutto è ben messo in scena e c'è sempre suggestione, voglia di scoprire sia per le ragazze che per lo spettatore.
I guizzi horror arrivano tra schizzi di sangue, la violenza improvvisa e negli accenni al sovrannaturale, come il mistero della resurrezione della donna.

Chiaramente il film mano a mano svela le sue carte, Ree vuole dimostrare che la programmazione, l'indottrinamento religioso che crea di fatto individui leggibili, quindi senza in realtà una vera scelta perché le loro azioni sono conoscibili perché incasellate in dei dogmi pre-confezionati.
Quindi il mistero che si rivela, Reed tiene nascoste, tortura delle donne che in realtà prese per la disperazione hanno un fede ferrea, di fatto sono loro che accettano di morire avvelenate perché credono nella resurrezione.
Ree mostra come fa quel che fa perché gli viene permesso, la fede attecchisce più facilmente sui più disperati e il demiurgo padrone di casa approfitta della situazione per elaborare i suoi diabolici piani per le sue tesi.

Nel terzo atto il film un po' scende di tono, le troppe spiegazioni, i troppi dialoghi si fanno un po' prolissi e abbassano il livello di tensione costruito in precedenza.
Paxton che si addentra nei sotterranei, il momento che scopre le donne imprigionate in effettive gabbie non hanno la giusta forza e intensità, i tempi potevano essere meglio scanditi e nell'eccessiva esposizione del piano, ormai chiaro arrivati a quel punto, fa perdere un po' di suggestione e carica al film.

Scott Beck e Bryan Woods oltre a una buona gestione delle scenografia, la casa modello trappola di Reed, piazzano dei guizzi di regia che meritano di essere menzionato.
Il bellissimo movimento di macchina mentre Paxton sale scale per fuggire e la scena passa per il modellino della casa costruita da Reed, così come è ottimo il movimento di macchina che parte dall'alto ad inquadrare Paxton come se fosse osservata e sotto il controllo, per richiamare alla tematica cardine del film, culmina con l'accoltellamento effettuato da Reed.
Così come sono bellissimi i tagli di inquadratura a richiamare l'espressionismo, con ottiche distorte, grandangoli a inquadrare Reed dal basso verso l'alto per creare una figura inquietante ed enigmatica.

Essendo un horror non mancano le schegge di sangue, la rediviva Paxton che conficca in testa una asse di legno chiodato su Reed ne è un esempio.

Già scritto dell'ottima prova attoriale di Hugh Grant, anche Sophie Tatcher, Barnes, si dimostra bravissima e sempre più orientata a diventare una delle dive tra le nuovi generazioni di attrici horror. Molto brava e convincente anche Chloe East nei panni di Paxton, per un comparto attoriale che funziona benissimo.

I due personaggi femminili sono interessanti, Barnes si mostra come più misteriosa, con un taglio sul braccio a nascondere un passato oscuro mentre Paxton sembra molto ferrea e applicata nella fede mormona. Perciò vedere le due che parlano di sesso, con Paxton anche più spigliata a parlare di fast food fa emergere il carattere dei personaggi.
Barnes sembra tenere maggiormente testa a Ree ma in realtà nel diabolico gioco, il padrone di casa ha compreso ambedue le ragazze e le reciproche reazioni.

Heretic compie quindi riflessioni sulla religione, sull'origine delle religioni stesse su come sia tutto un continuo riprendere da altri scritti, nel mostrare le fedi come delle aziende che fanno marketing e pubblicità per avere più fedeli da istruire.
Questo è senza dubbio l'aspetto più interessante del film che gioca bene le sue carte, specialmente nel primo atto, molto teso e misterioso con continui confronti tra i tre personaggi in scena e anche con un secondo atto intrigante, mentre invece cala un po' nell'esposizione finale e nel terzo atto.

Il rischio infatti è anche che il film si limiti a diventare un'opera di attori, dove si da spazio alle sì, ottime, interpretazioni attoriali, ai tantissimi primi piani, lasciando però un po' indietro i guizzi registici, che comunque ci sono, che avrebbero dato anche maggiore portata ed enfasi nel terzo atto.

Il finale comunque sa risultare allo stesso modo ambiguo, nel primo atto Paxton dice che una volta morta si sarebbe voluta reincarnare in una farfalla per posare, specificatamente, sulla mana delle persone che ama.
Paxton una volta conclusa la sua tortuosa e difficile fuga dall'inferno di Reed vede posarsi sulla sua mano proprio una farfalla, è Barnes che si è effettivamente reincarnata? E' solo una coincidenza? Un'allucinazione? Allo spettatore dare una risposta e una sentenza così come sulle diatribe riguardo la fede che infatti alla fine il film mostra come soggettive in quanto conta il come fa sentire una determinata persona.
Emblematico che Paxton, nonostante tutto e nonostante dica chiaramente che le preghiere non funzionano, nel finale si mette a pregare e da li il salvataggio in extremis da parte di Barnes.

Film gradevole, simpatico, che ha un ottimo primo atto, delle premesse interessanti e poste in modo frizzante, grottesche con tocchi di atmosfere horror che un po' si “annacquano” verso il finale ma che comunque nel complesso rimane una visione godibile.

  • VOTO: 6,5
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